Migranti, appello parlamentari: sospendere accordi con Libia -2-

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Roma, 30 ott. (askanews) - "Gli accordi con la Libia contenuti nel Memorandum siglato nel 2017 e che oggi si avvia ad essere automaticamente rinnovato - è scritto nell'appello- sono all'origine di una sistematica violazione dei Diritti Umani delle persone che tentano di fuggire da quello che è ormai considerato un vero e proprio inferno. Le testimonianze raccolte, le indagini in corso, tra cui una della Corte Penale internazionale per crimini contro l'umanità, i rapporti delle Nazioni Unite e delle organizzazioni umanitarie, le inchieste giornalistiche come quella che è costata la scorta al giornalista Nello Scavo, dipingono un quadro drammatico ed insostenibile dal punto di vista morale prima ancora che politico.Un quadro in cui è sempre più chiaro il ruolo che le milizie e le organizzazioni dei trafficanti hanno all'interno delle autorità statali e della Guardia Costiera Libica, un'organizzazione che agisce come ci ricordano le Nazioni Unite con "spregiudicatezza e violenza" e che è parte del traffico organizzato di esseri umani".

"Le violenze, gli stupri e le torture documentate dentro i centri finanziati in forza degli accordi sottoscritti con la Libia da parte del Governo italiano e dell'Unione Europea non possono essere ulteriormente ignorati o considerati un costo moralmente accettabile nel tentativo di contenere i flussi migratori. Non possiamo - affermano i parlamentari- continuare a voltarci dall'altra parte facendo finta di non sapere qual è la portata dei crimini di cui rischiamo di essere corresponsabili continuando ad alimentare questo sistema". E "a questo va inoltre aggiunto il costo in termini di vite umane determinato dalla sospensione del dispositivo di soccorso inmare da parte dei governi europei e dalla guerra aperta alle navi della società civile a cui viene reso sempre più difficile operare nel Mediterraneo centrale".

"Siamo davanti - concludono- ad una emergenza umanitaria senza precedenti che si sta consumando a poche miglia dalle nostre coste, abbiamo il dovere di intervenire per porre fine a quella che sarà considerata dalla Storia come la più grande violazione sistemica di diritti umani dopo seconda guerra mondiale. Per questo chiediamo che si apra un nuovo negoziato con il Governo di Unità Nazionale Libico e con l'Unione Europea per definire un piano di evacuazione umanitaria di tutte le persone attualmente detenute nei centri governativi e non, sotto il coordinamento dell'UNHCR. Che venga ripristinato un dispositivo di soccorso in mare europeo che comprenda quella che attualmente viene identificata senza alcun presupposto legale la zona SAR di competenza della Libia e che questo sia coordinato con l'intervento umanitario delle ONG attualmente operanti nel Mediterraneo Centrale".