Migranti, arcivescovo Agrigento: morti colpa è un pò di tutti noi

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Lampedusa, 8 ott. (askanews) - "E' chiaro che si ripetono gli stessi sentimenti ed emozioni di sempre. Meraviglia, indignazione. E' strano come vediamo passare il tempo e vediamo passare i morti. Ma la storia continua ad essere quella di tante parole. Ma le parole non riescono a cambiare ancora la vita". Lo ha detto l'arcivescovo di Agrigento monsignor Francesco Montenegro, arrivando all'aeroporto di Lampedusa per pregare sulle salme delle 13 donne morte nel naufragio del 7 ottobre scorso.

"Ora sarà un rincorrersi di darsi responsabilità - ha detto -. Chi è il colpevole, perché sono morti. Ma credo che ognuno di noi deve interrogarsi. Ognuno di noi ha un po' di colpa. C'è gente che che ha voglia di vivere, e noi decidiamo che non deve avere questo desiderio. Per questo, davanti a questi fatti vale solo il silenzio. E cerare di capire perché il cuore dell'uomo è così chiuso, e non riesce a leggere una storia che vuole andare avanti nella misura in cui noi lo permettiamo".

Quindi il cardinale ha aggiunto: "L'Europa forse non vuole essere in grado di risolvere il problema. Se lo affrontasse perderebbe popolarità. E allora noi, pur di restare a galla, preferiamo che gli altri affondino. Da anni discutiamo dicendo che le cose cambieranno. Cambia il numero dei morti, ma le cose restano".

Montenegro si recherà all'Oasi della Fraternità dove sono ospitate le 13 bare. "È un gesto di pellegrinaggio mio - ha detto -. Pensare che quei fratelli mi appartengono perché anch'io sono cittadino di questo mondo. E come uno piange i propri cari davanti a questa gente, senza nome, con un volto sconosciuto, c'è bisogno di sentirsi un po' fratelli altrimenti le cose non cambiano".