Migranti: Atto accusa Tribunale ministri, 'Conte chiese a Salvini sbarco Open Arms'/ Adnkronos

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(di Elvira Terranova)- Nei giorni caldi della crisi del Governo Conte 1, a cavallo di ferragosto del 2019, proprio mentre volavano stracci tra l'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini e il M5S, ci fu un infuocato braccio di ferro epistolare tra il Premier Giuseppe Conte e il leader della Lega. Un accesso scambio di mail sulla nave della ong Open Arms che dal 14 agosto navigava in acque nazionali davanti alle coste di Lampedusa con a bordo oltre 100 persone, tra cui molti minori non accompagnati. Da un lato il premier che chiedeva "con forza" all'allora capo del Viminale di fare sbarcare i naufraghi soccorsi in tre diversi salvataggi, soprattutto i minori, dall'altro il no, annunciato con altrettanta forza, da Salvini a Conte. Un braccio di ferrovia mail finito agli atti del provvedimento con il quale il Tribunale dei ministri di Palermo chiede al Senato l'autorizzazione a procedere per Matteo Salvini e il suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi, accusati di sequestro di persona e rifiuto di atti d'ufficio.  

Secondo le tre giudici del Tribunale dei ministri Salvini deve andare a processo "per avere, nella sua qualità di ministro dell'Interno pro-tempore, abusando dei suoi poteri, privato della libertà personale 107 migranti di varie nazionalità giunti in prossimità delle coste di Lampedusa nella notte tra il 14 ed il 15 agosto 2019". Le magistrate accusano Salvini di avere violato "le convenzioni internazionali" e le "norme interne in materia di soccorso in mare e di tutela dei diritti umani".  

Insomma, un no, quello di Salvini allo sbarco di migranti, che adesso rischia di finire davanti a un Tribunale, se il Senato dovesse accogliere la richiesta del Tribunale di Palermo. In quei giorni caldi, non solo meteorologicamente parlando, fu il Procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio a ordinare lo sbarco e a sequestrate la nave. Che poi fu dissequestrata. E fu sempre la Procura di Agrigento a iscrivere Salvini nel registro degli indagati e a inviare gli atti, come prevede la legge, alla Procura di Palermo che le ha girate al competente Tribunale dei ministri del capoluogo siciliano. Composto da tre giudici donne, diverse dai giudici del caso Diciotti, quando gli atti vennero inviati a Catania per competenza territoriale.  

Il tribunale dei ministri è particolarmente duro con l'ex ministro Salvini, che oggi ha ribadito: "Metterò il vestito buono per il processo, così mia madre sarà contenta". Avrebbe provocato "consapevolmente l'illegittima privazione della libertà personale dei migranti, costringendoli a rimanere a bordo della nave per un tempo giuridicamente apprezzabile, precisamente, dalla notte tra il 14 ed il 15 agosto 2019 sino al 18 agosto 2019". "Fatto aggravato per essere stato commesso da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni, nonché per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età", dicono le giudici. 

Ed eccolo il fitto scambio di mail tra Conte, che chiedeva a Salvini di fare scendere i migranti, e lo stesso ex ministro. "Il 15 agosto il ministro Salvini sottoscriveva una nota di risposta ad una precedente missiva del 14.8.2019 del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, con cui lo si era invitato 'ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti sull'imbarcazione' - scrivono le tre giudici nel provvedimento - con tale nota respingeva ogni responsabilità al riguardo, evidenziando che i minori a bordo della nave spagnola dovevano ritenersi soggetti alla giurisdizione dello Stato di bandiera anche con riferimento alla tutela dei loro diritti umani".  

Poi, il 16 agosto il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ha risposto ancora a Salvini "ribadendo con forza la necessità di autorizzare lo sbarco immediato dei minori presenti a bordo della Open Arms, anche alla luce della presenza della nave al limite delle acque territoriali e potendo, dunque, configurare l'eventuale rifiuto un'ipotesi di illegittimo respingimento - scrivono le magistrate - aggiungeva di aver già ricevuto conferma dalla Commissione europea della disponibilità di una pluralità di Stati a condividere gli oneri dell'ospitalità dei migranti della Open Arms, ''indipendentemente dalla loro età''. In quel frangente ha invitato "il ministro dell'Interno ad attivare le procedure, già attuate in altri casi consimili, finalizzate a rendere operativa la redistribuzione". Insomma, nella lunga corrispondenza tra Salvini e Conte, l'ex ministro dell'Interno ha ribadito al premier la sua contrarietà allo sbarco. Alla fine è stato il Procuratore Luigi Patronaggio a porre fine al braccio di ferro con il sequestro della nave e il conseguente sbarco dei naufraghi.  

Ma non solo Conte. Anche l'ammiraglio Ispettore Nunzio Morello, del Comando generale delle Capitanerie di porto, dopo una interlocuzione con il Viminale, chiese al capo di gabinetto dell'allora ministro Matteo Salvini, Matteo Piantedosi, di fare sbarcare i migranti a bordo della nave Open Arms a Lampedusa. Lo scrive sempre il Tribunale dei ministri di Palermo nella richiesta di autorizzazione a procedere per Matteo Salvini. 

Sono sempre le giudici a scrivere che "il prolungamento della permanenza a bordo della Open Arms delle persone recuperate nelle tre operazioni di soccorso si poneva come ulteriormente lesivo della salute (individuale e collettiva, fisica e psichica) di tutte le persone a bordo, compresi i membri dell'equipaggio, che si trovavano impegnati a gestire una situazione complicata e segnata da un aggravarsi dei motivi di tensione, che metteva a dura prova la loro salute psicofisica, oltre a rappresentare un concreto pericolo per la sicurezza".  

Matteo Salvini, per il Tribunale dei ministri, "ha adeguato il proprio operato alla chiara indicazione del vertice politico di gestire la vicenda come episodio di immigrazione clandestina, in linea con la politica adottata dal ministro Salvini in ipotesi di eventi di salvataggio eseguiti da navi private fuori dall'area Sar italiana e senza il coordinamento di Imrcc". Spetta adesso al Senato decidere se accogliere l'ennesima richiesta di un Tribunale dei Ministri a carico dell'ex ministro dell'Interno Salvini che proprio oggi ha ribadito: "Sono l'unico politico felice di andare a processo".