Migranti, Cei: non arrendersi a cultura del "prima noi"...

Gci

Roma, 23 set. (askanews) - Occorre sempre "ricordare la dignità che rende intangibile ogni vita umana" che significa anche "non arrendersi alla cultura del 'prima noi e poi gli altri'", soprattutto quando l'altro è una "persona bisognosa, priva di ogni opportunità, le nostre chiusure consolidano ingiustizie ed egoismi". A ricordarlo, facendo riferimento al tema dei migranti, è stato oggi il vescovo di Fiesole e Vice Presidente della Cei, mons. Mario Meini nel suo intervento che ha aperto i lavori del Consiglio permanente della Cei riunito a Roma.

Mons. Meini ha fatto riferimento anche alla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che sarà celebrata domenica prossima, e che, ha sottolineato il presule, costituisce "un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza umana e, più in generale, dell'umanità di tutti; pertanto, ci mette in guardia dalla scorciatoia che vorrebbe ricondurre al fenomeno migratorio le paure e le insicurezze di un malessere civile, che in realtà muove da cause ben più profonde". Intendimento della chiesa italiana, ha quindi spiegato, è quello di puntare "a costruire del Mediterraneo una diversa narrazione; lo faremo a partire dalla disponibilità a metterci in ascolto delle diverse esperienze, sensibilità e prospettive che animano le Chiese, che si affacciano sul bacino del Mare Nostrum".