Migranti, ex parroco Lampedusa: "Sbarco selettivo teatrino indegno e criminale"

(Adnkronos) - "Quindi il criterio per far scendere la gente è il livello di sofferenza? Sbarca chi sta malissimo, poi chi sta male e a poco a poco tutti gli altri, a cui noi stiamo infliggendo altre torture e che inizieranno a soffrire sempre di più. Una cosa orribile, criminale, non degna di un Paese civile, democratico e cristiano come il nostro. Oltre ad andare contro ogni legge, al diritto internazionale e alle convenzioni". Don Carmelo La Magra, ex parroco di Lampedusa, è arrabbiato. Di più, indignato. "Lo sbarco selettivo è un teatrino indegno. Oltre che una cosa illegittima, criminale", dice all'Adnkronos, riferendosi a quanto accade da giorni al porto di Catania, dove prosegue il braccio di ferro tra il Viminale e tre ong, mentre in centinaia restano bloccati sulle navi umanitarie.

"Tutti sanno che prima o poi questa gente dovrà scendere - sottolinea il prete dei migranti - solo che il ragionamento è: 'Perché sia accolta la tua richiesta di protezione devi essere in condizioni drammatiche e se non lo sei abbastanza devi soffrire un altro po', solo dopo ti faremo scendere". Al molo Favaloro, sulla striscia di cemento che per chi arriva al Lampedusa, dopo aver affrontato il Mediterraneo a bordo di barchini sovraccarichi e insicuri, è il primo approdo in Europa le sofferenze don Carmelo le ha viste bene.

"Sui corpi di chi sbarcava e nei loro occhi", dice adesso che quello scoglio in mezzo al mare lo ha lasciato ma lo porta sempre nel cuore. "Il diritto internazionale - ripete - prevede per i naufraghi soccorsi lo sbarco in un porto sicuro in tempi rapidi. Certamente quel porto sicuro non può essere la Libia e i suoi lager, dove uomini, donne e bambini vengono torturati e abusati. Non lo è anche se l'Italia nel silenzio più assoluto ha rinnovato nei giorni scorsi il Memorandum con quel Paese. Perché i migranti siano un problema di qualcun altro, perché siamo disposti a pagare chi possa commettere al posto nostro atti criminali". Per don Carmelo, allora, non c'è altra strada.

"L'Italia accolga questa gente in fuga da guerre, orrori e povertà, lo faccia con l'aiuto e il sostegno dell'Europa, si modifichi il trattato di Dublino, ma non si giochi con queste persone come fossero pacchi. E' vergognoso. Si chieda loro dove vogliono andare perché ogni essere umano ha diritto a decidere dove vuole vivere, un diritto fondamentale che al momento il nostro Paese sta negando". Anche perché, puntualizza l'ex parroco di Lampedusa, "mentre all'opinione pubblica, come è accaduto in passato, si dà l'idea che i porti sono chiusi, di giorno e di notte continuano a sbarcare in ogni angolo della Sicilia i migranti soccorsi dalle motovedette della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza. I naufraghi soccorsi dalle ong e bloccati in nome del 'pugno di ferro' del Governo sono un numero irrisorio. Le organizzazioni non governative ancora una volta sono un capro espiatorio. E' come dare la colpa a chi, invece, è parte della soluzione, come se davanti a un incidente stradale colpevolizzassi i soccorritori sull'ambulanza e non chi ha causato l'incidente". (di Rossana Lo Castro)