Migranti, Idos: più di 1 mln gli italiani senza cittadinanza -2-

Gci

Roma, 14 ott. (askanews) - Sebbene le "seconde generazioni" non si esauriscano nei soli minorenni, prosegue il dossier, dal momento che in Italia vivono ormai anche figli di immigrati quarantenni che hanno a loro volta figli, è ai primi che si rivolge preminentemente il ddl in esame in Parlamento. Ancora una volta la ripresa dell'iter legislativo, avviato formalmente il 3 ottobre dalla Commissione Affari Costituzionali, ha innescato un dibattito segnato da contrapposizioni ideologiche e strascichi polemici, spesso alimentati da un confuso inquadramento delle questioni.

Al di là del dettaglio delle bozze presentate, resta ferma l'intenzione di legare la cittadinanza al percorso scolastico (ovvero alla positiva conclusione di un ciclo di studi nel nostro paese), secondo le linee dello ius culturae, mentre è improbabile l'ipotesi di introdurre uno ius soli temperato (che, per l'acquisizione della cittadinanza, prevede, oltre alla nascita in Italia, anche la residenza stabile, prolungata e certificata dei genitori sul territorio nazionale).

Per Claudio Paravati, direttore del Centro Studi e Rivista Confronti, "è urgente riconoscere la cittadinanza italiana a questi giovani, perché sono parte integrante del presente, e non solo del futuro del nostro Paese; solo così potranno ridursi quei cortocircuiti identitari che ostacolano il percorso di crescita e integrazione nella società".

"L'incapacità di riformare, in 27 anni dal suo varo, una legge sulla cittadinanza già nata anacronistica, che agevola l'acquisizione per chi, pur volendo restare all'estero, vanta ascendenze di sangue addirittura precedenti all'Unità d'Italia e la sbarra a persone nate e insediate in Italia giunte già alle terze generazioni, può finalmente risolversi ora - conclude Luca Di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS - a condizione che una visione realistica comune prevalga su sterili prese di posizione ideologiche".