Migranti, Lamorgese: "Proposta nuovo patto Ue non soddisfacente per l'Italia"

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Immigrazione in Italia ed Europa. ''Le proposte contenute nel nuovo patto europeo per l'immigrazione e l'asilo non sono soddisfacenti per Italia'' ha detto la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, in audizione davanti al l Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla gestione del fenomeno migratorio. ''Stiamo lavorando per riattivare il patto di Malta e a breve presenteremo un protocollo intenti'' aggiunge.

'Un altro capitolo centrale del contrasto all’immigrazione illegale è l’organizzazione dei rimpatri: chi non ha titolo per entrare nel nostro Paese deve essere rimpatriato, ma l’attuazione di questo principio è resa difficile dalla complessità tecnica della procedura. In tale settore riteniamo essenziale un maggiore sforzo dell’Ue sia nel negoziare nuovi accordi di rimpatrio sia nel sostenerne finanziariamente l’implementazione da parte degli Stati membri impegnati in tale esercizio''.

''Per rafforzare la cooperazione operativa in materia di identificazione e rimpatrio, l’Italia, negli ultimi anni, ha condotto specifici negoziati per la conclusione (o il rinnovo) di intese tecniche con diversi Paesi di origine dei flussi migratori, che prevedono anche l’invio in missione in Italia di funzionari di detti Paesi incaricati di collaborare con le autorità italiane nelle procedure di identificazione dei migranti irregolari - ha aggiunto - I Paesi coinvolti sono: Costa d’Avorio, Gambia, Guinea-Conakry, Nigeria e Senegal''.

''Anche la situazione sanitaria, determinata dalla pandemia da Covid-19, ha avuto un significativo impatto sui rimpatri - ha proseguito -. La chiusura totale o parziale delle frontiere aeree e terrestri da parte dei principali Paesi di destinazione e di transito a partire dalla fine di febbraio 2020, ha di fatto bloccato le operazioni di rimpatrio nella prima parte dell’anno. A partire dal 1° luglio 2020, con la temporanea regressione dell’emergenza sanitaria e il conseguente allentamento delle misure precauzionali adottate dai diversi Stati, di pari passo con la riapertura delle frontiere ed il ripristino dei principali collegamenti da parte dei vettori, è stato possibile riprendere in modo piuttosto regolare l’attività di rimpatrio verso alcuni Paesi, tra cui la Tunisia e l’Albania. Tuttavia, il successivo riacutizzarsi dell’epidemia e la conseguente adozione di misure sanitarie per l’ingresso sul territorio dei principali Paesi terzi di destinazione ha reso particolarmente gravosa l’organizzazione dei servizi di rimpatrio''.

''Nel corso di tutto il 2020 il totale dei rimpatri è stato di 3.607 unità. Nel corrente anno, alla data del 9 maggio, sono state rimpatriate 1.277 persone. Riguardo ai rimpatri che hanno interessato i cittadini tunisini, nel 2020 ne sono stati eseguiti 2.016, di cui 1.831 con voli charter. Nel 2021, alla data del 18 maggio, i rimpatri verso la Tunisia sono 678, di cui 641 a mezzo di voli charter''. ''In questo ambito riveste grande importanza la situazione dei Centri di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) - ha aggiunto - Attualmente sul territorio nazionale sono operativi 9 Cpr per una capienza effettiva pari a circa 765 posti. Stiamo lavorando all’ampliamento della capacità ricettiva di tali strutture e alla ricerca di altre soluzioni sul territorio''.

''Inoltre, al fine di renderne possibile una piena funzionalità, dato che spesso tali Centri sono oggetto di danneggiamento, è in itinere una gara a cura di Invitalia per la stipula di un accordo-quadro, che consentirà di accelerare gli interventi di manutenzione, riducendone i costi e uniformando gli standard qualitativi delle strutture'', ha sottolineato.

''Per l'Italia è essenziale contribuire al processo di stabilizzazione della Libia, dalla quale registriamo, questo è innegabile, un aumento dei flussi in questo periodo. E' importante che ci sia un rafforzamento di questo storico rapporto bilaterale''. ''La rotta del mediterraneo centrale, quindi Libia, Algeria e Tunisia è la principale via di ingresso dei migranti dall'Africa del nord. Ad oggi sono arrivati oltre 13.358 immigrati, 8.987 dalla Libia. Abbiamo avuto un picco superiore ai 3.500 solo a maggio. Gli arrivi dalla Tunisia sono stati 4.041 nel 2021 mentre 2.145 sono arrivati dalla rotta balcanica, un numero in calo rispetto all'anno precedente. Sono invece aumentati gli arrivi via mare dalla Grecia e dalla Turchia (1000 unità)''.

''Per quanto concerne la prevenzione e il contrasto al terrorismo e le sue possibili infiltrazioni nei flussi migratori, le iniziative di prevenzione più efficaci si rivelano quelle che derivano dall’azione integrata degli organi di contrasto nazionali e delle agenzie europee" dice la ministra dell'Interno Lamorgese. "Già a partire dal 2017, in accordo con l’Unione Europea, sono stati attivati in Italia i 'controlli secondari di sicurezza' per scongiurare il rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori irregolari. Lo strumento operativo si sostanzia in una cooperazione rafforzata per i controlli alle frontiere in chiave antiterrorismo con Europol, che invia in Italia propri funzionari da affiancare alle articolazioni investigative nazionali interessate alla gestione del fenomeno''.

''Attraverso questa collaborazione, in occasione dei vari eventi di sbarco che hanno interessato le coste italiane da ottobre 2018 al 30 aprile 2021, sono state sottoposte a controllo più di 4.000 persone - ha sottolineato Lamorgese - L’efficacia dell’azione di prevenzione, inoltre, passa attraverso il pieno utilizzo delle banche dati internazionali, soprattutto il Sistema Informativo Schengen e la banca-dati di Interpol, che rappresentano strumenti determinanti per garantire la tempestività dello scambio informativo''.

''Altra risorsa preziosa è il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (Casa), che riunisce le forze di Polizia e il Comparto Intelligence, rendendo possibile analisi e valutazioni approfondite e congiunte della minaccia terroristica - ha aggiunto - Nel 2020, su parere del Casa, la Polizia di Prevenzione ha adottato 867 provvedimenti di inammissibilità in territorio europeo per motivi di sicurezza nazionale (a fronte dei 489 provvedimenti del 2019) e già in questo anno, sino al 14 maggio, ne ha assunti altri 510''.

''Militari come in Spagna? Se voi mi date un consiglio su dove metterli in mare forse riusciamo a risolverlo prima il problema'' ha risposto ironicamente la ministra. ''I confini marittimi sono diversi da quelli terrestri - ha aggiunto - Ai confini terrestri lo abbiamo fatto anche noi''.

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