#Migranti, naufragio a Lampedusa: 13 morti, sono tutte donne

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Lampedusa, 7 ott. (askanews) - Pochi giorni dopo aver celebrato il sesto anniversario del naufragio del 3 ottobre 2013, Lampedusa rivive l'incubo di una nuova tragedia dell'immigrazione. Poco dopo la mezzanotte del 7 ottobre 2019, una piccola imbarcazione con a bordo una cinquantina di persone, tra tunisini e subsahariani, è affondata a poco meno di 6 miglia dalle coste meridionali dell'isola. I cadaveri recuperati, al momento sono 13. Sono tutte donne. Alcune incinte. Ventidue i superstiti. All'appello mancano una quindicina di persone: tra loro altre donne incinte e almeno otto bambini, uno di pochi mesi, come raccontano i migranti. La dinamica del naufragio è stata ricostruita dagli uomini della Guardia Costiera che per primi sono giunti nel tratto di mare in cui era stato segnalato il barcone in difficoltà.

Il barchino, non più lungo di 10 metri, si è rovesciato in mare poco prima che fosse raggiunto dalle motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di finanza. Il mare mosso e il peso eccessivo degli occupanti l'imbarcazione ne hanno causato il ribaltamento. L'immediato intervento dei soccorritori ha consentito di trarre in salvo 22 dei migranti caduti in mare, di cui 18 da parte dell'unità della Guardia Costiera e 4 dalla motovedetta della Guardia di Finanza. Superstiti e cadaveri sono stati accompagnati sulla terraferma, mentre sul luogo della tragedia proseguivano le ricerche, anche con l'ausilio di un elicottero. Le salme, sistemate in delle bare sul molo Favaloro, sono state trasferite successivamente all'Oasi della Fraternità, una struttura a circa 1 km dal molo. Qui è avvenuto il riconoscimento dei morti da parte dei sopravvissuti. Una donna, che ha ingerito molta acqua durante il naufragio, è sopravvissuta ma per lei è stato necessario il trasferimento a Palermo con l'elisoccorso.

Intanto, il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, reduce dalla notte trascorsa sul molo, ha rimproverato chi non si è adoperato concretamente per arginare il fenomeno della migrazione, all'origine di questa nuova tragedia: "Questa è una scena che non volevamo più vedere. Dopo la memoria del 3 ottobre, pensavamo che non ci fosse più bisogno di commemorare ancora morti. Invece il fenomeno dei migranti non solo non è stato risolto, ma il problema c'è ancora e quello che succedeva prima continua succedere oggi - ha detto Martello - Tutti i discorsi fatti in Italia sui porti chiusi, i porti aperti, se non si affronta il fenomeno delle migrazioni, se non l'Europa non siede attorno a un tavolo coinvolgendo i Paesi rivieraschi del Mediterraneo, continueremo ad assistere sempre a queste scene macabre. Non è una cosa stupida. Siamo qui da stanotte sulla banchina a guardare morti. E poi c'è gente che specula anche sui morti. Basta. Non è possibile far diventare tutto campagna elettorale, ci vuole serietà. La classe politica è diffidata". (segue)