Migranti/Ocean Viking, Msf: gruppo paesi Ue si è fatto avanti per soluzione -4-

Red/Gtu

Roma, 23 ago. (askanews) - Dopo lo sbarco a Malta la Ocean Viking farà uno scalo tecnico per i rifornimenti di scorte e carburante e il cambio di equipaggio per riprendere la sua missione di soccorso: "Finché le persone continuano a fuggire dalla Libia e annegare nel Mediterraneo, continuiamo il nostro impegno nel salvare vite in mare", ha concluso il coordinatore Msf sulla Ocean Viking.

Dopo 10 ore di perlustrazione nella zona di ricerca e soccorso, nelle acque internazionali di fronte alla Libia, il 9 agosto la Ocean Viking ha ricevuto il primo alert di un barcone in difficoltà. Sono seguiti quattro giorni consecutivi di operazioni, a bordo della nave in totale sono stati soccorsi, in quattro diverse operazioni, 356 uomini, donne e bambini, di cui 103 minori sotto i 18 anni, il più piccolo di un anno. In quei giorni la nave umanitaria Open Arms era bloccata in attesa di sbarco con 147 persone a bordo. E - ricordano le ong - "mentre la Ocean Viking e la Open Arms erano bloccate in mare, in assenza di altre navi europee di ricerca e soccorso dedicate, ci sono state notizie di nuovi tragici naufragi e nuove morte evitabili".

"Le circostanze in cui sono avvenuti questi soccorsi e l'inadeguata risposta delle autorità, siano libiche, maltesi, italiane o europee, mostrano quanto la situazione in mare sia confusa mentre gli Stati non stanno dando alcuna priorità al loro dovere di salvare vite", sottolinea Msf, ricordando che "nonostante ripetuti tentativi di contattare il Centro di Coordinamento dei Soccorsi libico - autorità competente nell'area di ricerca e soccorso - fin da quando abbiamo ricevuto il primo alert, non abbiamo ricevuto una loro risposta prima della fine del soccorso, risposta che ci offriva di riportare le persone in Libia, in violazione del diritto internazionale". E - ricorda Msf - "poiché le autorità libiche non sono state in grado di offrire alla nave un porto sicuro, abbiamo richiesto alle autorità marittime maltesi e italiane - le più vicine in grado di fornire assistenza - di assumere il coordinamento e supportare l'individuazione di un porto sicuro". Infine "dopo due settimane, dopo avere in un primo momento rifiutato il coordinamento, le autorità maltesi hanno offerto un porto sicuro".