Migranti, Onu accusa Italia per naufragio 2013 con oltre 200 morti

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 28 gen. (askanews) - "L'Italia è responsabile di non aver tutelato la vita di oltre 200 migranti annegati nel Mediterraneo nell'ottobre 2013". Questa la conclusione del Comitato Onu per i diritti umani che in un rapporto afferma che l'Italia non rispose non prontezza a diverse richieste di aiuto arrivate dall'imbarcazione in difficoltà, aggiungendo che le autorità italiane "non hanno spiegato il ritardo dell'invio della loro nave, la ITS Libra, che si trovava solo a circa un'ora di distanza".

Il rapporto nasce dalla denuncia di tre cittadini siriani e di un palestinese, sopravvissuti al naufragio in cui hanno perso le loro famiglie. Stando alla ricostruzione fatta dall'Onu, il 10 ottobre 2013 i quattro profughi erano partiti di notte da Zuwarah, in Libia, insieme a molte altre persone in fuga dalla Siria. Poche dopo ore la partenza, il pescherecchio aveva cominciato a imbarcare acqua dopo essere stato colpito da una barca battente bandiera berbera in acque internazionali, 113 chilometri a sud di Lampedusa e 218 chilometri a sud di Malta.

Uno dei profughi a bordo aveva allora lanciato l'allarme al numero italiano per le emergenze in mare, richiamando più volte prima di essere informato che l'imbarcazione si trovava in Sar maltese e che la loro richiesta era stata inoltrata alle autorità maltesi. I profughi avevano allora chiamato più volte, dalle 13 alle 15, il centro di coordinamento dei soccorsi di Malta e quando una motovedetta maltese era intervenuta, alle 17:50, l'imbarcazione era ormai andata a picco. Solo su richiesta urgente di Malta, l'Italia aveva allora ordinato alla nave ITS Libra di intervenire, dopo le 18.

Oltre 200 persone, tra cui 60 bambini, annegarono. I familiari hanno sporto denuncia al Comitato Onu, accusando l'Italia di non aver adottato misure appropriate per salvare i loro parenti, "violando così il loro diritto alla vita".

"E 'un caso complesso - ha ammesso il membro del Comitato Hélène Tigroudjasaid - l'incidente è avvenuto nelle acque internazionali all'interno della Sar maltese, ma il luogo era effettivamente più vicino all'Italia e a una delle sue navi militari. Se le autorità italiane avessero mandato immediatamente la nave militare e le unità della guardia costiera dopo le richieste di aiuto, i soccorsi avrebbero raggiunto la nave al più tardi due ore prima che affondasse".

"Gli Stati sono tenuti, in base al diritto internazionale del mare, ad adottare misure per proteggere la vita di tutte le persone che si trovano in una situazione di emergenza in mare - ha aggiunto - anche se la nave non si trovava nella Sar italiana, le autorità italiane avevano il dovere di supportare la missione di ricerca e soccorso per salvare le vite dei migranti. Il ritardo dell'intervento italiano ha avuto un impatto diretto sulla perdita di centinaia di vite".

Nel rapporto il Comitato ha quindi chiesto all'Italia di procedere con un'indagine indipendente e tempestiva e di perseguire i responsabili.