Migranti, organizzazioni cristiane: giustizia e convivenza civile

Red

Roma, 9 feb. (askanews) - Un "cartello" di organizzazioni cristiane, impegnate da decenni nell'ambito delle migrazioni, si sono unite per presentare il proprio documento - diviso in sette sfide puntuali - nato dalle priorità individuate per una convivenza civile e una giustizia sociale che la mobilità umana pone con urgenza.

Nicola Antonetti, presidente della Fondazione Sturzo, nel suo saluto di benvenuto, ha evidenziato come il tema in oggetto tocchi una questione epocale che richiede un contributo costante, operativo, e anche di riflessione. "La Fondazione Sturzo, che ha lunga esperienza in Niger accanto ai migranti, è disposta, perciò, a dare una mano al progetto che oggi viene presentato".

Don Virginio Colmegna Presidente Fondazione Casa della Carità, ha aperto gli interventi, spiegando il senso dell'iniziativa e il percorso che ha condotto fin qui: "Di fronte ad un percorso che stiamo compiendo come società e paese c'è l'esperienza di umanità della Chiesa con le sue scelte che nascono dalla fecondità del Vangelo il quale parla sempre di fraternità". "Ci siamo sentiti interrogati", ha continuato, "dall'intelligenza che stiamo svolgendo, convinti che non possiamo stare zitti su questo tema. L'auspicio è che nasca una narrazione diversa, raccolta in termini culturali e seri".

Antonio Russo, Responsabile Welfare ACLI, ha invece affrontato il primo punto dell'Agenda: "La necessità di una riforma sulla cittadinanza". "Riteniamo fondamentale rivolgerci ai candidanti affinché si concentrino sul programma, provando a guardare agli interessi del futuro del paese e non a quelli di una parte. Mai una seria politica può essere ridotta a tifoserie e soprattutto se ciò avviene sulla pelle di quasi 900.000 ragazzi che chiedono di diventare cittadini attivi della nostra società, persone dalla cittadinanza dimezzata", ha affermato Russo.

Sulle nuove modalità di ingresso in Italia ha parlato Daniela Pompei, Responsabile immigrazione della Comunità di Sant'Egidio, affermando che: "Nuove modalità sono necessarie: oggi non ce ne sono affatto in Italia. Nell'attuale legislazione italiana si possono emanare visti di ingresso, ma di fatto, dal 2011, di fatto non ne abbiamo realmente avuti. Il nostro quadro giuridico italiano deve affrontare la questione: i corridoi umanitari sperimentati di recente hanno fatto vedere che tutto ciò è possibile".

Flavia Cerino, Referente Immigrazione del Movimento Focolari, ha affrontato il punto su regolarizzazione su base individuale degli stranieri "radicati". "Ciò di cui parliamo è la comprovata integrazione come una nuova modalità di ingresso per chi, durante il processo di riconoscimento, che magari viene negato dopo anni, ha trovato un lavoro e costruito una rete sociale di riferimento. La proposta è che venga obbligatoriamente regolarizzato chi si trova in questa situazione".

P. Camillo Ripamonti, Presidente del Centro Astalli, ha parlato del punto relativo all'ampliamento della Rete Sprar, evidenziando come ciò "vada proprio nell'intenzione di accrescere la coesione sociale pur dovendosi scontrare con sigle complesse e da significati e realtà non sempre nuovi. Il sistema negli anni ha cercato di rispondere ad una necessità di accoglienza integrata. Crediamo che ci debba essere un unico percorso gestito dal Ministero dell'Interno e da tutti gli attori della società civile".

Don Giovanni D'Andrea, Presidente di Salesiani per il Sociale, e P. Claudio Gnesotto, Presidente dell'ASCS onlus, hanno invece concentrato il loro intervento sulla valorizzazione e diffusione delle buone pratiche. Il primo ha raccontato, da un lato, il caso degli Oratori e centri giovanili come agente di inclusione per i ragazzi, e dall'altro del Servizio civile nazionale, iniziativa che nei fatti sta contribuendo alla formazione civica e sociale dei giovani. P. Gnesotto ha invece portato l'esempio di Casa Scalabrini 634 nata dalla felice intuizione di mettere a disposizione strutture religiose ormai vuote. Il bene del progetto è il fare rete con il quartiere e la cittadinanza, facendo sì che tutti i servizi offerti siano aperti anche al territorio.

Matteo Truffelli, Presidente Azione Cattolica, ha messo l'accento sull'effettiva partecipazione alla vita democratica dei migranti. "Emerge la convinzione", ha affermato Truffelli, "che il modo in cui affrontiamo il fenomeno ci dice che tipo di società vogliamo essere: o con lo sguardo all'indietro e paurosa, travolta dalla storia, oppure come chi guarda la realtà trasformando le problematiche in risorse…siamo convinti che perciò debba essere concesso l'elettorato passivo e attivo a coloro che risiede regolarmente in Italia e da tempo, perché o costruiamo insieme questa società oppure vivremo come separati in casa".