Migranti, Papa: persone e non numeri fuggono da guerra ... -2-

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Città del Vaticano, 17 ago. (askanews) - "Fu guardato e allora vide; se non fosse stato guardato, non avrebbe visto", dice sant'Agostino a proposito di Zaccheo. "Questa è la verità che la Chiesa annuncia all'uomo da duemila anni. Cristo ci ha amato, ha dato la sua vita per noi, per ciascuno di noi, per affermare il nostro volto unico e irripetibile", spiega Parolin. "Quanti dimenticati hanno urgente bisogno di vedere il volto del Signore per poter ritrovare sé stessi! L'uomo di oggi vive spesso nell'insicurezza, camminando come a tentoni, estraneo a sé stesso; sembra non avere più consistenza, tanto è vero che facilmente si lascia afferrare dalla paura. Ma allora, che speranza ci può essere in questo mondo? Come l'uomo può ritrovare sé stesso e la speranza? Non può farlo solo attraverso un ragionamento o una strategia. Ecco allora il segreto della vita, quello che ci fa uscire dall'anonimato: fissare lo sguardo sul volto di Gesù e acquistare familiarità con Lui. Guardare Gesù purifica la vista e ci prepara a guardare tutto con occhi nuovi. Incontrando Gesù, guardando il Figlio dell'uomo, i poveri e i semplici ritrovavano sé stessi, si sentivano amati nel profondo da un Amore senza misura. Pensiamo a quando l'Innominato de I promessi sposi si trova davanti al cardinale Federigo che lo abbraccia: 'L'Innominato, sciogliendosi da quell'abbraccio, si coprì di nuovo gli occhi con una mano, e, alzando insieme la faccia, esclamò: 'Dio veramente grande! Dio veramente buono! io mi conosco ora' (A. Manzoni, I promessi sposi, Milano 2012, 481). Anche noi siamo stati guardati, scelti, abbracciati, come ci ricorda il profeta Ezechiele nella stupenda allegoria della storia d'amore con il suo popolo: 'Eri figlia di stranieri, eri stata messa da parte; ma sono passato e ti ho pulito e ti ho preso con me' (cfr Ez 16). Anche noi eravamo 'stranieri', e il Signore è venuto, ci ha dato una identità e un nome". In un'epoca dove le persone sono spesso senza volto, figure anonime perché non hanno nessuno su cui posare gli occhi, la poesia dei San Giovanni Paolo II ci ricorda che noi esistiamo in quanto siamo in relazione. Papa Francesco ama sottolinearlo riferendosi al Vangelo della vocazione di Matteo: 'Un giorno come qualunque altro, mentre era seduto al banco della riscossione delle imposte, Gesù passò e lo vide, si avvicinò e gli disse: 'Seguimi'. Ed egli si alzò, lo seguì. Gesù lo guardò. Che forza di amore ha avuto lo sguardo di Gesù per smuovere Matteo come ha fatto! Che forza devono avere avuto quegli occhi per farlo alzare! ... Gesù si fermò, non passò oltre frettolosamente, lo guardò senza fretta, lo guardò in pace. Lo guardò con occhi di misericordia; lo guardò come nessuno lo aveva guardato prima. E quello sguardo aprì il suo cuore, lo rese libero, lo guarì, gli diede una speranza, una nuova vita'" (Omelia, Plaza de la Revolución, Holguín, Cuba, 21 settembre 2015).