Migranti, parla Enrico Letta: “Serve un nuovo trattato tra i paesi Ue”

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Negli stessi giorni in cui la nave Ocean Viking sta ancora aspettando la risposta dell’Italia alla sua richiesta di un porto dove far sbarcare i migranti, Enrico Letta propone una sua personale soluzione per la crisi migratoria. In una lettera pubblicata sul quotidiano La Repubblica, l’ex Premier si chiede infatti se sia possibile attuare una politica migratoria che superi i meccanismi del Trattato di Dublino, ormai ritenuto uno strumento obsoleto per i tempi odierni.

Migranti, parla Enrico Letta

La riflessione che pone Enrico Letta si apre con la seguente domanda: “Perché non si è avviata una politica migratoria europea in grado di conciliare rispetto dei diritti umani e gestione controllata dei flussi alle frontiere?” Quesito al quale l’ex Primo Ministro risponde sottolineando l’obsolescenza del Trattato di Dublino, varato nel 1997 e aggiornato per l’ultima volta nel 2013. Secondo Letta infatti: “Il Trattato di Dublino è un congegno creato decenni fa in funzione di altri scenari, precedenti alla instabilità e alla mobilità determinatesi dopo le primavere arabe”.

L’ex parlamentare del Pd aggiunge poi che ad ostacolare la formazione di una vera politica comune europea sull’immigrazione sia stato anche il meccanismo del voto all’unanimità: “La via dell’unanimità va abbandonata”. Letta scrive che a causa dei veti di paesi come l’Ungheria si rischia di rimanere “nel guado” mentre i migranti continuano a morire in mare: “Occorre un nuovo Trattato tra i paesi europei che ci stanno”.

Un nuovo Trattato di Lampedusa

Per Letta è dunque necessaria una radicale modifica di questi meccanismi, partendo dalla costituzione di quello che lui definisce il Trattato di Lampedusa. Un’alleanza tra quei paesi dell’Ue desiderosi di fare la loro parte nell’integrazione dei migranti, i quali verranno distribuiti in maniera equa all’interno dei confini europei: “Con la centralizzazione si renderà possibile una gestione diversa dei flussi dei richiedenti asilo e dei migranti economici; allo stesso tempo, si dovranno promuovere i doveri, a partire dall’imparare la lingua locale. Tra gli altri capitoli il controllo della frontiera esterna Ue, il rapporto coi Paesi terzi e il coordinamento con le norme sulle attività di salvataggio in mare”.

Secondo l’ex Premier infatti non è necessario che tutti i paesi siano d’accordo. In questo modo si sfrutterebbe lo stesso meccanismo già utilizzato ai tempi della creazione del Fondo salva stati, al quale sia il Regno Unito che la Repubblica Ceca non vollero partecipare ma la cui creazione fu fondamentale per la ripresa economica del continente dopo la crisi del 2008.