Migranti, Perego (Difesa): "Gestione flussi non può essere responsabilità solo italiana"

(Adnkronos) - La linea decisa dal governo italiano sul tema dei migranti "porterà naturalmente a un coinvolgimento degli altri Paesi europei, già sta accadendo soprattutto in termini di riconoscimento di una responsabilità oggettiva che non può essere solo italiana nell’affrontare la gestione dei flussi migratori". Lo afferma il Sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago in un'intervista all'Adnkronos. "L’Italia -aggiunge Perego di Cremnago- non sarà più isolata come lo è stata negli ultimi anni. Il problema dell’immigrazione riguarda tutti gli Stati europei che devono prenderne atto e agire di conseguenza".

Per quanto riguarda il conflitto in Ucraina, "devono essere aperti tutti i canali diplomatici internazionali per agevolare il percorso di pace, incluso un piano di sostegno finanziario per la ricostruzione. L'auspicio del Sottosegretario alla Difesa "è che siano finalmente maturi i tempi per un passo in avanti nell'iniziativa diplomatica che possa dare una svolta al conflitto in Ucraina. "Si sta lavorando per arrivare a forme di cessate il fuoco", spiega, ricordando "l’incontro tra Biden e Xi, quello tra i capi dei servizi americani e russi, una maratona diplomatica che deve continuare con protagonisti Usa, Cina e Europa senza soluzione di continuità".

All’inizio del conflitto in Ucraina "molti Paesi hanno reagito in autonomia, senza un coordinamento all’interno dell’Ue. Tuttavia -osserva Perego di Cremnago- al momento mi sembra invece estremamente chiaro e denota come ci sia una coesione tra gli stati dell’Unione. La posizione europea, allineata con quella dell’Alleanza atlantica, è chiara nel riconoscere l’aggressione russa e la necessità di supportare l’Ucraina".

E proprio il conflitto tra Russia e Ucraina ha rappresentato "una svolta per aspirare a una Difesa europea integrata, sotto ogni punto di vista. Con la 'Bussola Strategica' del Consiglio Europeo nata il 21 marzo scorso, è stato fatto un primo atto concreto", osserva Perego di Cremnago sottolineando i "passi molto importanti che hanno eliminato le difficoltà del passato e favorito l’accettazione del concetto di un’idea di difesa comune". Si tratta, spiega, di "un passo strategicamente importante per dare agli Stati dell’Unione un ruolo nuovo nella dimensione della sicurezza, complementare alla Nato ma con essa più forte".

"La direzione è quella giusta, con il contributo sinergico delle industrie della difesa nazionali a livello europeo, nella produzione di mezzi e sistemi all’avanguardia (tra i quali il progetto del Ground Combat System MGCS – il carro armato europeo di nuova generazione) l’Unione Europea sta dedicando sempre maggiori energie a supporto della sicurezza e della difesa. Continueremo perciò a fornire il nostro convinto contributo al rafforzamento della Politica di Sicurezza e Difesa Comune, nel solco dell’aspirazione dell’Ue di raggiungere sempre più una maggiore autonomia strategica, sia tecnologico‐industriale sia in termini di capacità e prontezza di intervento, mantenendo la supremazia tecnologica dell’occidente verso i suoi competitors".

Per quanto riguarda la difficile situazione nel Kosovo, "le nostre forze armate e l’Arma dei Carabinieri hanno fatto e stanno facendo un lavoro incredibile nei Balcani da più di 20 anni. Prima del Kosovo l’Italia è stata protagonista anche nella ex Jugoslavia, in Bosnia Erzegovina, in Croazia con operazioni militari diverse dalla guerra per la stabilizzazione e il mantenimento della pace".

Perego di Cremnago fa riferimento agli ultimi eventi in Kosovo, "soprattutto in città-simbolo della divisione interetnica di Mitrovica", che "riaccendono un odio mai sopito in cui lunghi periodi di tregua si alternano a forti momenti di tensione, in questo momento dovuti anche alla critica situazione geopolitica generata dal conflitto russo-ucraino".

Il ruolo dei militari italiani in Kosovo "è ben chiaro, la missione Kfor è la più longeva della Nato e vede più di 3.400 militari dell’alleanza impegnati (28 nazioni contribuenti). L’Italia guida la missione, con il gen. Ristuccia (27mo comandante di Kfor e 13mo italiano), circa 630 uomini e donne delle nostre forze armate con la missione primaria di mantenere la libertà di movimento, assistere le istituzioni locali e cooperare in ambito internazionale per mantenere la pace nell’area ed evitare infiltrazioni terroristiche".