Migranti, Richard Gere: "io sto con gli angeli" -2-

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Roma, 31 ago. (askanews) - Il Dalai Lama in una recente intervista alla Bbc ha messo in guardia contro i pericoli dell'immigrazione: l'Europa non può permettersi di essere invasa dall'islam, bisogna aiutarli a casa loro... Non so in quale contesto abbia detto, se le ha dette, queste parole. Io so solo che c'è un'emergenza, che ci sono persone che hanno bisogno di aiuto immediato e che questo aiuto va dato. Punto. Poi, non che sia importante, ma a bordo della "Sea Watch" l'80% dei rifugiati era cristiano... Che cosa l'ha portata a bordo, lei era qui in vacanza... Sì, ero in vacanza, vengo spesso in Italia, un Paese che adoro, ma che ho trovato profondamente cambiato... Una mattina, un mio caro amico, Fabrizio Pallotti, ex monaco, interprete e traduttore ufficiale del Dalai Lama, è venuto a trovarmi e mi ha raccontato del nuovo Decreto sicurezza. Nel quale si prevedono pesanti sanzioni per le Ong che salvano i rifugiati in mare. Non volevo credere alle mie orecchie. Una cosa indegna. Incompatibile con una società civile. Criminalizzare uno dei valori fondamentali, la solidarietà? Arrestare gli "angeli"? Non esiste. Qui c'è gente che dopo aver dovuto abbandonare la propria casa, il proprio Paese - e non importa per quale motivo lo faccia: cercare la felicità è un sacrosanto diritto, lo sappiamo bene noi americani e voi europei che in passato abbiamo vissuto questa situazione - ha subito ogni sorta di orrore. È come se fosse scoppiato un incendio. La gente si butta dal quinto piano, non ha scelta. E per fortuna a terra trova gli "angeli": vigili del fuoco, guardia costiera, volontari delle Ong. Ma poi si sente dire: bravo, ce l'hai fatta. Ora ti rispediamo all'inferno. Perché la Libia è l'inferno. Ho ascoltato i racconti di queste persone. Ci sono cose che non si possono inventare. Occhi che non si possono dimenticare. Quindi, ho immediatamente chiamato i responsabili di Open Arms, associazione che ammiro e da tempo finanzio, e ho detto loro che volevo salire a bordo.(Segue)