Migranti sfruttati nei campi in Calabria: 20 arresti - punto

Sav

Roma, 8 gen. (askanews) - E' stata chiamata "Euno", dal nome dello schiavo siciliano che nel 136 a.C. guidò la prima guerra servile contro il possidente terriero Damofilo, l'operazione dei carabinieri che tra Reggio Calabria e altre province, su disposizione della Procura di Palmi, hanno arrestato 20 persone (13 in carcere e 7 ai domiciliari) tra "caporali" e imprenditori agricoli accusati, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti o psicotrope. Per altre 9 persone sono stati eseguiti obblighi di dimora (5), con divieti di dimora (1) e obblighi di presentazione alla p.g. (3).

Il blitz è arrivato al termine di una complessa indagine - partita dalla denuncia di un bracciante senegalese nei confronti di un caporale ghanese - condotta tra luglio 2018 e gennaio 2019 dai carabinieri di San Ferdinando e Gioia Tauro, con il supporto specialistico del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria. Gli inquirenti hanno fatto luce su una vera e propria rete di caporali, composta da migranti di origine centrafricana, all'epoca dei fatti domiciliati nella baraccopoli di San Ferdinando e nel comune di Rosarno, che, in concorso con i titolari di aziende agricole e cooperative del settore della raccolta e della vendita di agrumi nella Piana di Gioia Tauro, erano dediti prevalentemente alle attività di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai danni di braccianti agricoli extracomunitari, nonché al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione di donne africane e alla detenzione ai fini di spaccio di marijuana.

Caporali e imprenditori agricoli arrestati, ha ricostruito la Procura, durante l'intera stagione agrumicola 2018-2019 in modo sistematico hanno reclutato manodopera straniera anche irregolare, trasportando gli operai nelle aziende agricole locali del settore della raccolta e vendita di agrumi e, con la compiacenza dei titolari delle imprese (3 delle quali destinatarie di sequestro), ad impiegarli, approfittando del loro stato di bisogno, in condizioni di evidente sfruttamento.

La filiera dello sfruttamento iniziava già alle 5 del mattino quando i caporali, alla guida di minivan e veicoli - il più delle volte non idonei alla circolazione ed al trasporto di persone - iniziavano a caricare a bordo i braccianti agricoli radunati in diversi punti di raccolta, tra la baraccopoli di San Ferdinando ed il campo containers di Rosarno, da dove venivano poi trasportati, in condizioni di estremo disagio, nei diversi fondi agricoli sparsi nel territorio per essere impiegati nella raccolta degli agrumi. I braccianti erano costretti a lavorare in condizioni precarie, obbligati a raccogliere mandarini ed arance 7 giorni su 7, festivi compresi, per 10-12 ore consecutive, con pause contingentate e senza dispositivi di protezione individuale e di tutela della salute. Ciascun lavoratore riceveva una paga giornaliera in relazione al numero di cassette di frutta raccolte (circa 1 euro a cassetta) e comunque non superiore ai 2-3 euro per ogni ora di lavoro, in palese violazione della normativa in materia di retribuzione.

All'interno dei furgoni, omologati per il trasporto di non più di 9 passeggeri compreso il conducente, i caporali riuscivano a caricare fino a 15 persone in un'unica soluzione, costringendo i braccianti agricoli, già provati dalle scarse condizioni di vita all'interno della baraccopoli, a trovare posto su sedili di fortuna realizzati con tavole in legno, secchi di plastica, cassette per la raccolta e pneumatici usati di autoveicoli. In alcune occasioni i carabinieri hanno sorpreso alcuni lavoratori che, rannicchiati all'interno del bagagliaio di autovetture station-wagon, alla vista dei militari sono scappati per non farsi identificare per paura di subire eventuali sanzioni.

Sono stati infine documentati alcuni episodi di detenzione ai fini di spaccio di marijuana e condotte di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione da parte di un liberiano, destinatario di provvedimento restrittivo, che si occupava del trasporto di donne nigeriane da Rosarno alla baraccopoli di San Ferdinando ed al campo containers di Rosarno, dove erano costrette a prostituirsi ed a cedere successivamente parte del ricavato al loro sfruttatore.

Nell'ambito dell'operazione sono state sequestrate 3 attività imprenditoriali tra Polistena, Rizziconi e Laureana di Borrello e 18 beni mobili registrati per un valore stimato di oltre 1 milione di euro.

L'operazione è stata svolta dai carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, col supporto del Nucleo Ispettorato del Lavoro, dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria, dell'8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia e dei Comandi Arma competenti per territorio; l'ordinanza è stata emessa dal Tribunale di Palmi - Sezione GIP/GUP, su richiesta della locale Procura.