Migrati, Appello Sant'Egidio: mai pù morti a Lesbo

Gci

Roma, 30 set. (askanews) - Dopo l'incendio, scoppiato ieri probabilmente a causa di un corto circuito in un accampamento di Lesbos, che ha provocato la morte di una donna e un bambino e il ferimento di altre persone, la Comunità di Sant'Egidio ha espresso "il suo dolore" lanciando un appello all'Europa "perché si affronti con urgenza la situazione dei profughi residenti a Lesbos, Samos e altre isole greche". A Lesbos, dai poco più di 3.000 profughi previsti nel campo ufficiale di Moria, si fa notare, si è ormai arrivati a oltre 12mila persone, sistemate in condizioni precarie e per lo più sotto tende o dentro container.

La Comunità, che quest'estate è stata presente nell'isola portando avanti attività di sostegno (con corsi di lingua, mense e attività varie, in particolare per i giovani), e ora chiede a tutti "di non dimenticare questo popolo di profughi, composto per lo più da bambini e giovani, fuggiti con le loro famiglie da guerre o situazioni insostenibili (molti sono gli afghani e i siriani). Occorre che l'Unione Europea - si conclude - si faccia carico di questa situazione inaccettabile e proceda a un rapido ricollocamento delle persone, finora costrette a lunghissime attese per ottenere lo status di rifugiato".