Milan, il crac cinese di Mister Li: quando comprò il Milan aveva già le casse vuote

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di Fabrizio Arnhold

La cassaforte di Yonghong Li quando ha comprato il Milan era già vuota. Adesso il patrimonio della sua holding, la Shenzhen Jie Ande, è messo all’asta per ripagare i debiti con due banche cinesi. Nuove ombre sulla proprietà del Milan che, secondo i fatti raccontati da Milena Gabanelli su Dataroom, l’inchiesta del Corriere della Sera, sarebbe praticamente senza un soldo.

L’ordine del tribunale

Vendete all’asta il 2 febbraio” (data poi rinviata) la partecipazione (11,39%) che la cassaforte di Li possiede nella società di packaging Zhuhai Zhongfu, quotata alla Borsa di Shenzhen. Valore circa 60 milioni, ma il ricavato andrà a risarcire le banche. Ecco l’ordine arrivato dal tribunale del distretto di Futian. L’asta si terrà su Taobao, l’eBay asiatico.

L’acquisto del Milan

Mentre era inseguito dai creditori in Cina, Mister Li, che dal 1994 risiede a Hong Kong, chiudeva in Italia l’acquisto del Milan, pagando a Fininvest la somma di 740 milioni di euro. La sua credibilità e consistenza patrimoniale l’ha messa nero su bianco, con un documento consegnato alle parti nella trattativa e fatto circolare dagli uomini di Li, senza apportare alcuna modifica. Tra gli asset fondamentali, oltre alle miniere di fosfato, c’è anche l’11,39 per cento di Zhuhai Zhongfu, detenuto tramite la cassaforte Jie Andre.

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Le date

Quella partecipazione era dal 2015 in pegno, cioè in garanzia, alla Jiangsu Bank a fronte di un prestito”, scrive il Corriere della Sera. “Soldi mai più rimborsati, tant’è che nel maggio 2016 la banca fa causa alla holding di Li, a quel punto già insolvente, e il 7 febbraio 2017 il tribunale del popolo di Futian ordina che il pacchetto in pegno vada all’asta”. Intanto il 13 aprile 2017, Mister Li compra il Milan, con un prestito da 300 milioni, a tassi fino all’11%, con scadenza 15 ottobre 2018 del fondo americano Elliott.

Il futuro dei rossoneri

Qualcosa nell’operazione di compravendita della società rossonera non torna. Da mesi i giornali scrivono che del finanziere di Hong Kong si sa poco, è pressoché sconosciuto in patria e adesso pare anche rincorso dai creditori. Non a caso dalla fine dello scorso anno, l’ad del Milan, Marco Fassone, è alla ricerca di altri 300 milioni di euro per rifinanziare il prestito con Elliott, magari a tassi più sostenibili e in un arco di tempo più lungo.

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“Niente di pregiudizievole”

Non abbiamo riscontrato nulla di pregiudizievole a carico di Mister Li Yonghong che dispone di adeguate risorse per realizzare l’operazione”, scriveva a Fininvest il suo advisor finanziario, Marco Smaja, a capo di Lazard Italia. Intanto il patrimonio è all’asta per ripagare le banche. Quello che si augurano i tifosi del Diavolo, fresco di vittoria nel posticipo con la Samp, è che a finire su eBay non sia il Milan.