Milan Kundera, l'arte di non inginocchiarsi all'attualità

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L'écrivain tchèque naturalisé français Milan Kundera à Paris en 1984, France. (Photo by Micheline PELLETIER/Gamma-Rapho via Getty Images) (Photo: Micheline PELLETIER via Getty Images)
L'écrivain tchèque naturalisé français Milan Kundera à Paris en 1984, France. (Photo by Micheline PELLETIER/Gamma-Rapho via Getty Images) (Photo: Micheline PELLETIER via Getty Images)

L’ultima volta che è andato in televisione – una delle poche volte in cui c’è stato – era il gennaio del 1984. La trasmissione era “Apostrophes”. Poi, Milan Kundera è sparito. “Nel giugno del 1985, ho deciso irremovibilmente: mai più un’intervista”. Era da poco uscito L’insostenibile leggerezza dell’essere, il romanzo che l’ha reso celebre in tutto il mondo e Kundera non ce la faceva già più: “Sono in overdose di me stesso”, disse. Da allora, è scomparso. Ha continuato a scrivere, passando anche al francese, romanzi e saggi tradotti in una cinquantina di lingue diverse. Ma, da quasi quarant’anni, s’impegna ad andare oltre la regola di Flaubert, secondo il quale “l’artista deve comportarsi in modo da far credere ai posteri che non ha mai vissuto”. Lui – più intransigente ancora – vuole farlo credere anche a noi contemporanei.

Quando il primo ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babiš, andò a fargli visita a Parigi, nel 2018, dovette sottostare alle sue condizioni: non si sognasse nemmeno di fotografarsi insieme a lui e poi di scriverlo su Facebook. È ossessionato dalla propria immagine, Kundera. Il giorno in cui Dominique Fernandez venne accolto nell’Académie, uno dei più prestigiosi riconoscimenti letterari francesi, gli chiese di farsi una foto insieme. Kundera s’infuriò. Scappò dalla cerimonia e non si fece più vedere. L’unica persona a cui è permesso fotografarlo è sua moglie, Věra, secondo la quale il marito si comporta di fronte agli obiettivi delle macchine fotografiche come “un vecchio indiano che ha paura gli prendano l’anima”. Fosse per lui, Instagram fallirebbe domani mattina. Ma pure per i giornali è dura.

Ariane Chemin, di “Le Monde”, ha cercato in og...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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