Milan, Pioli: "Sotto esame? Sì ed è il bello, decideremo a fine campionato. Ibra era arrabbiato"

90min Italia

​La ventiquattresima giornata di Serie A si è chiusa con la sfida tra ​Milan e Torino, a San Siro. Stefano Pioli, tecnico rossonero, ha parlato nel post-partita commentando la prova dei suoi e il successo per 1-0. Queste le sue parole a Sky Sport:


Stefano Pioli


Sulla gara: 

"Il buono di questa sera è il risultato ma anche la prestazione, stiamo trovando un'identità. Abbiamo rischiato davvero poco. Abbiamo tanti punti a disposizione, adesso andrò a casa e vedrò Sampdoria-Fiorentina. Sono assolutamente soddisfatto della prestazione dopo una settimana dove avevamo speso tanto. Sto avendo delle belle risposte, ci sono state anche stasera" riporta MilanNews.

Sulla posizione:

"Il nostro lavoro è quello di essere sempre sotto esame, è bello per questo. Devi sempre dimostrare. Quello di questa sera non è niente se non faremo bene anche sabato. Non si può pensare al futuro ora, c'è ancora tanto da fare, il futuro lo decideremo a fine campionato".

Su Ibrahimovic: 

"Era arrabbiato perché si poteva fare meglio e chiudere prima la partita. Possiamo fare meglio ed è giusto essere ambiziosi per la nostra crescita. Dobbiamo vedere nelle cose positive quei piccoli limiti".

Su Musacchio:

"Mi ha detto di aver avuto un problema muscolare durante il riscaldamento".


Su Gabbia: 

"Sono contento, ha sempre lavorato con disponibilità, è giovane ma affidabile. Sta lavorando bene, è entrato con coraggio e con convinzione, si merita questa soddisfazione. Quando lavori così poi vieni premiato".

Sulla squadra:

"Quando una squadra riesce ad essere pericolosa e a concludere poco significa che ha messo in campo prestazioni di alto livello. Avevo chiesto uno sforzo importante, sapevo si potesse soffrire. Abbiamo sofferto anche per colpa nostra perché si poteva chiudere subito la partita nel secondo tempo. Abbiamo portato troppe volte la palla a centrocampo, sono situazioni che metteremo a fuoco".

Sul trequartista:

"E' quello il ruolo di Calhanoglu, mi piace tantissimo lì, lavora tantissimo e sa concludere. Credo possano farlo benissimo anche Paquetà e Bonaventura".

Su Paquetà: 

"Può diventare un grande giocatore? Credo di sì, ha tutto lo spazio per diventarlo. Non può essere un giocatore ancora completamente maturo ma ricordiamoci che è un Nazionale brasiliano".

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    'Ballo della bara' su social Policlinico, il web protesta

    "Dal 3 marzo al 28 marzo abbiamo tristemente riscontrato e segnalato all'Istituto Superiore di Sanità 98 decessi per Covid Solo nelle ultime 24 ore sono stati 11 i decessi, record in negativo da inizio emergenza. C'è il sole? Bene... Fossimo in noi medici, infermieri e oss staremmo a casa se potessimo. E non in prima linea, per voi, qui al San Martino". E' quanto scrive in un post condiviso su Facebook l'ospedale Policlinico San Martino di Genova, condividendo un fermo immagine di un video virale con il 'Coffin dance', il ballo della bara: un'immagine che ha creato numerose proteste sul web.  A non piacere è stata soprattutto l'origine dell'immagine, un video tornato alla ribalta sul web in queste settimane di emergenza e risalente ad un vecchio servizio nel quale si mostra l'usanza presunta, che sarebbe riferita al Ghana, di far ballare le bare durante le cerimonie funebri. Già diffusissimo in rete dov'era diventato un meme: montato in sequenza dentro a 'compilation' di scene che mostrano challenge o immagini estreme come ad indicarne il 'dopo', l'esito violento o tragico e il 'risultato': il video con le bare fatte danzare dagli addetti funebri in Ghana. "Il messaggio lo capisco, ma la foto viene da un filmato che sdrammatizza un evento per noi drammatico come un funerale", scrivono lamentando il tono aggressivo e la mancanza di ironia. "Ditemi che è uno scherzo vi prego" e, ancora, "noi stiamo a casa, ma voi evitate queste immagini". "Qualcuno ha capito il senso di quella foto?" si chiedono in molti, mentre il post si riempie di ora in ora di commenti tra cui anche quello di un'infermiera che non ha dubbi: "Io ci lavoro in ospedale e mi dissocio".  "Ci sono circa un miliardo di modi - scrive un utente sotto il post - per ottenere visibilità per passare un messaggio di sensibilizzazione. Avete scelto una foto che sì ha ottenuto visibilità ma che non sensibilizza nulla". "Noi stiamo a casa - si legge in un altro commento - ma voi evitate di fare ironia sulla pelle delle persone che non ci sono più. Siete un Ente Pubblico, non la chat degli amici del pub". C'è chi poi difende l'iniziativa, scrivendo: "Visto il dilagante analfabetismo funzionale, è l'immagine giusta a far recepire il messaggio alla massa. La trovo semplicemente geniale". E poi chi sottolinea:"sommessamente mi permetto di farvi notare che migliaia di persone non possono nemmeno salutare i propri cari. Non parliamo poi di un funerale...! Magari veicolare il messaggio diversamente e non con una foto di funerale, in questo momento, sarebbe più opportuno". Si tratta del secondo post 'shock' dell'ospedale San Martino. Il primo era stato postato alcune settimane fa e mostrava una paziente appena estubata in terapia intensiva che mostra i pollici alzati accanto a due operatori sanitari, e sotto la scritta: "Volete trovarvi nelle condizioni di questa paziente? No? E allora statevene a c.a.s.a! Perché diversamente l’unica corsa che farete sarà verso il reparto di rianimazione". Sul caso è poi intervenuto il responsabile dell'Ufficio stampa del policlinico San Martino con un post su Facebook."Mi assumo ogni responsabilità - scrive - circa quanto pubblicato, sia il 20 marzo scorso, sia nella giornata odierna. Accetto le inevitabili critiche ma sono azioni che rifarei, nelle vesti di Responsabile dell'Ufficio Stampa del Policlinico, figlio di una paziente Covid positiva, di 74 anni, che sta trascorrendo diligentemente la sua quarantena a domicilio dopo essere stata fortemente sintomatica per 10 giorni. Non siamo mai stati così decisi, nell'agire verso questa direzione, non ho mai voluto in questa maniera mancare di sensibilità e di rispetto verso chi è deceduto a causa della malattia e dei loro familiari, tra cui conoscenti qui al Policlinico". "L'immagine - prosegue - postata sulla pagina Facebook dell'Ospedale è, in gergo, un frame di un video 'virale' tra la popolazione più giovane, quella che volevamo raggiungere e lo abbiamo fatto: porta sotto i riflettori la sottile linea di demarcazione che separa gli atteggiamenti stupidi, irrazionali, irresponsabili dalla morte. La stessa a cui si rischia di andare placidamente incontro se non si rispettano le disposizioni governative e gli accorati e continui appelli di chi si sta facendo in quattro, senza orari, per permettere ai cittadini di tornare alla vita di tutti i giorni. A me, noi del Policlinico non interessa la conta di like, commenti e condivisioni record ottenuti con questa azione, interessa diminuire l’unica conta che scandisce oramai le nostre giornate al Policlinico, quella dei decessi. Possibile solo attraverso comportamenti civili, a cui noi richiamiamo con forza e vigore. Anche così".

  • Sale a 87 il numero dei medici morti. Cdm sull'emergenza economica
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    Sale a 87 il numero dei medici morti. Cdm sull'emergenza economica

    È salito a 128.948 il numero totale dei casi di coronavirus in Italia, 4.316 più di ieri, quindi trend in calo visto che il giorno prima l'incremento era stato di 4.805 unità.Scendono anche i decessi giornalieri, 525 oggi contro i 681 di ieri: è il numero più basso dal 19 marzo. Sono 819 i guariti in un giorno (ieri 1.238). Cala ancora, per il secondo giorno consecutivo, il totale delle terapie intensive occupate è minore di quello di ieri: 3.977 oggi, 24 ore fa erano 3.994, 17 posti occupati in meno. "La curva ha iniziato la discesa e inizia a scendere anche il numero dei morti. Iniziamo a pensare alla fase 2 se i dati si confermano, ovvero a riflettere su come mantenere bassa la diffusione della malattia", ha detto il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro, in conferenza stampa in protezione civile, "dai numeri si evidenza, come ci siamo detti più volte in questi giorni, che la curva ha raggiunto il plateau e sta cominciando la discesa". L'intervista di Conte a Nbc News"In questo momento non posso dire quando il lockdown finirà. Noi stiamo seguendo le indicazioni del comitato scientifico, ma l'Italia è stata la prima nazione ad affrontare l'emergenza. La nostra risposta può non essere stata perfetta, ma abbiamo fatto il massimo sulla base delle nostre conoscenze", ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante una intervista a Nbc News, "la validità delle nostre misure è riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e i risultati indicano che siamo sulla buona strada", aggiunge Conte.

  • Meloni: poche settimana rischio stop approvvigionamenti agricoli
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    Meloni: poche settimana rischio stop approvvigionamenti agricoli

    "Contro voucher furia ideologica della sinistra. E Bellanova propone sanatoria immigrati"

  • Brusaferro: “Superata l’emergenza la priorità sarà individuare subito gli infetti”
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    Brusaferro: “Superata l’emergenza la priorità sarà individuare subito gli infetti”

    Secondo Brusaferro, dell'Iss, la priorità subito dopo l'emergenza è quella di individuare gli infetti per contenere la diffusione del virus.

  • L'affitto ai tempi del COVID-19: come fare per alleggerirlo
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    L'affitto ai tempi del COVID-19: come fare per alleggerirlo

    Inquilini e proprietari di casa possono accordarsi per una riduzione del canone di locazione

  • Politi (Iene): "Io ancora positivo dopo 30 giorni, ne bastano 15 per uscire?"
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    Politi (Iene): "Io ancora positivo dopo 30 giorni, ne bastano 15 per uscire?"

    Un comunicato e un video sul sito delle Iene raccontano la storia della "iena" Alessandro Politi che si è ammalata di coronavirus, e che trenta giorni dopo è ancora positiva al test anche se i sintomi sono scomparsi quasi subito. “Quanti potrebbero essere positivi e non saperlo senza il test?” si chiede Politi. E soprattutto, "bastano davvero 15 giorni d’isolamento per poter uscire di casa?".  Racconta la iena colpita da covid-19: “Ho avuto febbre e tosse per pochi giorni, poi mi sono sentito bene. Ma dopo un mese il mio tampone è ancora pienamente positivo”. La redazione delle Iene ricorda come il programma di Mediaset sia fermo ormai da un mese, "dopo che uno di noi è stato contagiato dal coronavirus. Il nostro collega che si è ammalato è - per l'appunto - la Iena Alessandro Politi, che approfondisce un tema molto importante: sono davvero sufficienti quindici giorni di isolamento dalla fine dei sintomi per poter tornare a uscire di casa? Ecco il racconto di Politi in un video. “Il 5 marzo mi sono svegliato con un forte mal di testa, febbre alta e un po’ di tosse”, racconta la Iena. “In quel momento non c’erano ancora i decreti di chiusura. Provo in tutti i modi a farmi fare un tampone, anche se non vogliono farmelo perché non ho una sintomatologia così grave. Comunque in ospedale spiego che sono un giornalista e sono stato in diretto contatto con tante persone e colleghi”.  La preoccupazione di Alessandro Politi era soprattutto per tutti coloro che potevano entrare in contatto con Le Iene e lo staff, come ad esempio gli intervistati che, considerato il periodo, potevano anche trovarsi in ospedale. Dopo un po’ di titubanza il personale accetta e l’esito del tampone è chiaro: positivo al COVID-19, l’ormai famoso coronavirus. “La cosa sorprendente - continua Politi - è che la sera stessa con una tachipirina la febbre è passata, il giorno successivo avevo meno sintomi e al terzo giorno non avevo più niente”, racconta la nostra Iena Alessandro Politi. “Se non avessi fatto il tampone, avrei pensato di avere un’influenza”. Passato il periodo obbligatorio di quarantena, è il momento di rifare il test: per essere considerati guariti, infatti, servono due tamponi consecutivi negativi. “Io stavo bene, ma dopo 17 giorni ero ancora pienamente positivo”. “Passano altri dieci giorni e il 3 aprile - insiste Politi - cioè l’altroieri, faccio un altro tampone”, racconta la Iena. “Ormai è quasi un mese che sono senza sintomi, ma l’esito è sempre lo stesso: pienamente positivo. Ho chiesto se è normale, i medici hanno ipotizzato che potrei aver preso una carica virale più aggressiva. Il mio corpo fortunatamente la sta gestendo bene ma ci vuole più tempo per debellarla”. E’ qui che ad Alessandro Politi sorge un dubbio: “Perché le istituzioni permettono a persone che hanno avuto i miei stessi sintomi di uscire di casa dopo 15 giorni” senza aver ricevuto un tampone? “Quante persone potrebbero essere a lavorare con il rischio di diffondere il virus?”.  Le Iene ricordano che fino a poco tempo fa "alle persone con sintomi lievi come Alessandro Politi il tampone non veniva proprio fatto, ma si doveva ’solo’ rispettare la quarantena alla fine della sintomatologia. E chi è stato a contatto diretto con un malato, a meno di casi eccezionale, non riceve alcun tampone in assenza di segni della malattia: unica prescrizione, l’isolamento". "Come si è deciso che i quindici giorni siano sufficienti, se io - conclude la iena Politi - dopo trenta giorni sono ancora positivo? Non è che forse il contagio tarda a fermarsi anche per questo motivo?”.

  • Meteo, sole e caldo per 10 giorni
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    Meteo, sole e caldo per 10 giorni

    In questo tempo in cui siamo costretti a rimanere in casa per il nostro bene e per il bene degli altri, il tempo non ci viene incontro mostrandosi perturbato e piovoso, ma tutt’altro. I prossimi 8-10 giorni saranno caratterizzati dall’arrivo di una grande figura di alta pressione che garantirà giornate soleggiate, e grazie ai contributi di aria via via più calda proveniente dall’Africa, anche via via più calde. Il team del sito www.iLMeteo.it comunica che oggi un po’ di instabilità la troveremo sulla Calabria e sulla Sicilia dove potranno verificarsi dei brevi rovesci o isolati temporali. Sul resto delle regioni il sole sarà prevalente a parte qualche nube sparsa sul resto del Sud, in Sardegna e sul basso Lazio. Da martedì l’anticiclone invaderà completamente il nostro Paese e il sole non avrà più alcun ostacolo per poter splendere indisturbato. Il cielo si presenterà praticamente sereno sulla quasi totalità delle regioni e la nuvolosità sarà davvero scarsa. Il team del sito www.iLMeteo.it avvisa che sotto il profilo termico farà sempre più caldo. Le temperature per la prima parte della settimana si attesteranno attorno ai 19-21°C al Nord e sulle regioni tirreniche, qualche grado in meno al Sud e sui versanti adriatici. Da giovedì 9 e soprattutto venerdì 10 l’aria più calda in arrivo dal Nord Africa porterà i termometri a superare i 23-24°C su molte zone della Pianura Padana, sulla Toscana e sul Lazio. Per Pasqua e Pasquetta il grande anticiclone comincerà a perdere colpi e il tempo lentamente comincerà a peggiorare.

  • Covid-19, al supermercato regola dei 6 secondi per evitare il contagio
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    Covid-19, al supermercato regola dei 6 secondi per evitare il contagio

    Secondo alcuni studiosi per evitare il contagio da Covid-19 è importante non superare la soglia dei sei secondi di vicinanza.

  • Gallera: "Trivulzio? 18 morti per Covid, numero basso"
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    Gallera: "Trivulzio? 18 morti per Covid, numero basso"

    "Si è detto sono morte 70 morte al Pio Albergo Trivulzio ed è vero, ogni persona che manca è un dolore, ma l'anno scorso nel mese di marzo sono mancate 52 persone, ricordiamo che è un hospice. Qualcuno si è infettato ed è morto di Covid: sono 18 le persone risultate positive e decedute per Covid, una media che è molto ridotta rispetto ad altre situazioni". Lo spiega l'assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera nella diretta per fare il punto sull'emergenza coronavirus in regione.  "Il fatto che il Trivulzio abbia agito in maniera oculata è dimostrato, sempre dalle relazioni che sono state presentate, dal fatto che il numero di pazienti Covid positive è estremamente basso in un momento in cui molti raccontano e noi abbiamo registrato che il numero dei dipendenti degli ospedali positivo è stato anche considerevole. Dai titoloni dei giornali alla verifica puntuale delle direzioni generali e dei dipendenti a volte si scopre che la realtà sembra essere molto diversa", aggiunge Gallera. Il direttore sanitario del Pio Albergo Trivulzio "Situazione sotto controllo" Quando l'emergenza sanitaria coronavirus era al massimo e occorreva liberare letti negli ospedali, in particolare a Bergamo e Brescia, "abbiamo chiesto anche alle Rsa che avevano determinate condizioni se volontariamente erano disposte a fare questo: non abbiamo mai imposto, né chiesto alle Rsa di mettere i pazienti Covid insieme agli altri anziani e chi oggi dice questo fa un atto ignobile", afferma ancora l'assessore lombardo al Welfare.  "Fa un atto vergognoso che non rende merito al grande tentativo e all'azione che abbiamo fatto che ha salvato la vita a delle persone". La richiesta è stata fatta alle Rsa "che avevano delle strutture autonome - cioè padiglioni o strutture indipendenti - che non entravano in alcun modo in contatto con gli altri pazienti ricoverati e anche con personale dedicato esclusivamente a questi pazienti. Qualcuno l'ha fatto, un numero ristretto, e questo ci ha consentito di salvare delle vite", aggiunge l'assessore.  "Ora leggere un assoluto travisamento delle realtà, essere accusati da qualcuno di cose che non abbiamo fato, che ci imputa azioni che sono il contrario di quello che abbiamo scritto nero su bianco in provvedimenti approvati e che sono inconfutabili questo noi lo riteniamo grave per come è avvenuto, triste perché si sta speculando su persone che soffrono e inaccetabile per chi come noi di fronte alla più grande emergenza dell'epoca moderna ha messo in campo tutte le misure che poteva mettere in campo per offrire vita e speranza", conclude Gallera.

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    I cardinali Bassetti e Zuppi rispondono a Salvini sulle messe di Pasqua

    “È tempo di responsabilità e si vedrà chi ne è capace”. In un'intervista al Corriere delle Sera il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, risponde così a quanti premono per una riapertura ai fedeli delle chiese a Pasqua e a una celebrazione delle messe. Certo, "è la prima volta che la Settimana Santa viene celebrata in questo modo – dice l'alto prelato – senza concorso dei fedeli ma ciò non significa rinunciare a vivere appieno questi giorni”, tanto da chiedersi: “Dov'è la nostra fede? Nella parola o in un luogo?”.Poi il cardinale aggiunge: “L'impossibilità di poter partecipare alle Messe di Pasqua quest'anno è un atto di generosità. È un nostro dovere il rispetto verso quanti, nell'emergenza, sono in prima linea e, con grande rischio per la loro sicurezza, curano gli ammalati e non fanno mancare tutto ciò che è di prima necessità”.Quanto alla richiesta del leader della Lega Matteo Salvini di celebrare la messa a Pasqua, il cardinale Bassetti ribatte: “Più che soffiare sulla paura, più che attardarci sui distinguo, più che puntare i riflettori sulle limitazioni e sui divieti, la Chiesa sente una responsabilità enorme di prossimità al Paese”.Dalle colonne di Repubblica anche il cardinale Matteo Maria Zuppi, dal 2015 arcivescovo di Bologna, sembra rispondere all'ex ministro dell'Interno: “Anche a me piacerebbe poter celebrare la settimana Santa e la Pasqua con la comunità", dichiara Zuppi. "Rischiare, però, è pericoloso e le regole vanno rispettate e anche la Chiesa ha il dovere di farlo. Come vescovi abbiamo tanto sperato che le celebrazioni pasquali coincidessero con la fine dell'emergenza: purtroppo non è così”.Il cardinale bolognese fa propria la frase dello showman della tv Fiorello, che giorni fa aveva detto: “Non credo che Dio accetti le preghiere solo da chi esce di casa e va in chiesa", tanto che Zuppi chiosa: “Le persone che non possono muoversi, altrimenti, resterebbero escluse. Forse, invece, sono le preghiere più care al Signore. Riscopriamo in questi giorni la preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti". Secondo Zuppi, “quello che stiamo vivendo ci chiede di diventare persone interiori, perché finita l'emergenza sappiamo cambiare noi stessi e il mondo intorno per davvero, liberi dal piegare tutto all'io e ai nostri interessi individuali” e “una volta usciti dall'emergenza dobbiamo capire e scegliere di cambiare quello che rende gli anziani, i più fragili e soli ancora più vulnerabili: le burocrazie, gli sprechi e i rimandi che impediscono di trovare risposte intelligenti, sostenibili e che abbiano al centro la persona” nella speranza di uscirne “più consapevoli” e fare “tesoro di una lezione così severa e davvero ricostruire pensando al lavoro, ai più deboli. Se è vero che nulla sarà più come prima, anche noi dovremo essere migliori” conclude il cardinale.