Milano, 19enne in coma fu aggredito all’Arco da pugile dilettante

Red
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Image from askanews web site
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Milano, 14 apr. (askanews) - E' un 20enne pugile dilettante, italiano di origine marocchina, il giovane che ha sferrato il terribile gancio destro allo studente 19enne aggredito intorno alle 3.20 del 26 luglio scorso all'Arco della Pace a Milano. Gli era andato alle spalle, aveva preparato il pugno e poi lo aveva colpito alla mascella così forte da farlo crollare a terra esanime e picchiare violentemente la testa. Il 19enne aveva riportato una lesione cerebrale per la quale era rimasto in coma per settimane all'ospedale Fatebenefratelli e che gli ha lasciato "danni invalidanti permanenti". Lo hanno spiegato gli investigatori della Mobile che questa mattina hanno posto agli arresti domiciliari nella sua casa in provincia di Milano, il 20enne che risulta iscritto ad un'associazione pugilistica dilettante per la quale ha già disputato alcuni match.

Con lui sono indagati altri cinque ragazzi tra i 18 e i 20anni, un italiano e quattro marocchini, raggiunti questa mattina dall'obbligo di residenza con permanenza in casa nelle ore notturne. Sono figli di famiglie "normali", alcuni dei quali con pregiudizi per atti vandalici, individuati dopo una certosina indagine dei poliziotti della quinta sezione della Mobile, che hanno ricostruito ruoli e responsabilità del branco che quella notte dell'estate scorsa aveva preso di mira per divertimento e colpito con spaventosa e gratuita violenza un gruppetto formato da cinque o sei loro coetanei (tra cui una ragazza) che stavano chiacchierando tranquilli. Prima la richiesta con tono arrogante di una sigaretta da parte dei due minorenni (già stati posti in una comunità dalla polizia nelle settimane passate) al solo scopo di scatenare una reazione, e poi il fischio per far convergere sulle vittime da divertirsi a picchiare, diversi gruppetti di "amici" residenti tra Milano, Varese, Monza e Piacenza che sono soliti ritrovarsi la sera nella piazza ai margini del parco Sempione. Le circondano in una ventina, volano insulti, schiaffi, pugni, calci, minacce con un collo di bottiglia, e poi quel pugno tremendo che quasi uccide il 19enne e mette in fuga gli aggressori.

La vittima non si ricorda più niente di quella sera terribile, i suoi aggressori sì, l'hanno anche immortalata in diverse foto sui social permettendo così ai poliziotti di individuarli con certezza dai vestiti che indossano, sequestrati poi questa mattina nel corso delle perquisizioni. Quando durante le indagini ricevono una convocazione in questura, tra loro ricollegano subito il motivo a quell'aggressione così vile e se qualcuno si sfila contribuendo a ricostruire la dinamica di quell'assalto, gli indagati non hanno mai mostrato segni evidenti di pentimento, facendo dubitare persino del fatto che si siano resi conto della gravità di quello che hanno fatto. Ora saranno chiamati a rispondere "di lesioni gravi aggravate in concorso", perché il 19enne ha avuto una prognosi di oltre 40 giorni.

Nel frattempo le indagini proseguono per chiarire se il branco si sia reso responsabile di altre aggressioni simili.