Milano, al Policlinico 50 anni da uno dei primi trapianti di rene d'Italia

Red-Int5

Roma, 20 set. (askanews) - Cinaquant'anni fa il mondo intero stava col naso all'insù e guardava la Luna: l'uomo ci era appena sbarcato, in una delle imprese più memorabili della scienza. Intanto, quasi in contemporanea, un'altra grande rivoluzione stava cominciando, in una sala operatoria del Policlinico di Milano. Qui, solo qualche settimana prima del celebre allunaggio, era stato portato a termine con successo uno dei primi trapianti di rene d'Italia: a 50 anni di distanza, i protagonisti di quel giorno hanno ricordato la loro storia, che ha contribuito a cambiare il cammino scientifico dei trapianti a livello internazionale.

Dopo mezzo secolo esatto, il Policlinico è ancora al centro di tutto il sistema trapianti: per ricordare solo qualche numero, ha effettuato quasi 3.500 trapianti di rene (di cui quasi 500 da donatore vivente), e ha superato i 1.000 trapianti di fegato già nel 2014. In Ospedale è attivo il Nord Italia Transplant program (NITp), il cui lavoro è indispensabile per coordinare tutte le fasi che dal prelievo portano al trapianto, ed è capofila sul tema del ricondizionamento d'organi, soprattutto di rene e polmone. Non a caso, già nel 1974 il Policlinico veniva scelto da Regione Lombardia come Centro regionale di riferimento.

"I trapianti sono in grado di dare letteralmente una nuova vita ai nostri malati - commenta Ezio Belleri, direttore generale del Policlinico di Milano - e sono protagonisti di gesti d'altruismo ineguagliabili: come le donazioni da vivente e le donazioni samaritane, queste ultime partite in diversi casi proprio dal nostro Ospedale. Siamo anche protagonisti di diversi interventi record: solo negli ultimi anni abbiamo 'ringiovanito' il rene di un donatore di 83 anni, per trapiantarlo in un ricevente con 30 anni di meno; abbiamo trapiantato il rene di un adulto in un bimbo di 3 anni, una procedura assolutamente non semplice; e siamo stati in grado di utilizzare organi provenienti da donatori con un solo anno di vita. Tutto questo è stato fatto anche per trovare sempre più fonti di organi da trapiantare, e quindi accorciare le liste d'attesa, in modo da ridare il prima possibile ai nostri pazienti una qualità di vita assolutamente normale". Per fare tutto questo, continua Belleri, "ci vogliono le persone giuste, ma anche la giusta organizzazione. Abbiamo la fortuna di lavorare proprio al centro di questa macchina capace di dare speranza. Sono certo che i prossimi 50 anni di attività puntino proprio in questa direzione, e saranno di nuovo d'esempio per tanti altri, proprio come la nostra squadra lo è stata già nel 1969".

"In questo ospedale la parola 'donazione' risuona in molti ambiti - aggiunge Marco Giachetti, presidente del Policlinico di Milano - si può dire anzi che sia nato e cresciuto proprio grazie alle donazioni. Un tempo erano solo beni materiali, come terreni, case, eredità; oggi invece il dono che ci viene fatto è anche immateriale, e forse è proprio questo che lo rende più prezioso. Ed è un dono anche quello che si verifica con un trapianto, che può essere da parte di un familiare, come nel caso del trapianto da vivente, o arrivato all'improvviso, da uno sconosciuto, che restituisce vita e speranza. Sono orgoglioso di festeggiare questo traguardo - conclude - che ha trasformato nel tempo il trapianto di rene da qualcosa di pionieristico a un intervento ormai di routine, ma che crea sempre qualcosa di unico. Perché non si perde mai l'emozione di aver fatto qualcosa di incredibile, come l'aver restituito una persona alla sua vita".