A Milano apre la nuova casa dei migranti berberi

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Sabato 19 novembre è stata inaugurata a Milano, in zona Molino Dorino, in via degli Appennini 199, la prima sede dell’associazione berbera. Infatti i Berberi per la prima volta hanno trovato una loro “casa” e luogo di incontro ufficiale in Italia.

A Milano la prima casa dei berberi in Italia

I Berberi, popolo africano che ha preceduto l’arrivo degli arabi, ora abitano il Nordafrica dal Marocco ad ovest passando per l’Algeria e la Tunisia alla Libia ad est e fino al Burkina Faso, a sud con i Touareg sono presenti da quasi 3 millenni.

Oggi i Berberi sono minoranza etnica ovunque nel loro territorio d’origine, salvo in Marocco dove sono in leggera maggioranza (sommando però abitanti madrelingua berberi e berberi arabizzati, cioè quelle persone di etnia berbera la cui lingua madre è l’arabo). Molti Berberi infatti si sono o sono stati arabizzati, una parte è stata costretta ad una diaspora in giro per il mondo. Importanti comunità berbere perfettamente integrate si trovano infatti oggi al di fuori dell’Africa particolare in Francia ma anche in Spagna ed in Canada.

In Italia negli ultimi decenni la migrazione in ingresso ha caratterizzato soprattutto Berberi di origine marocchina e in misura minore cabila (la regione con il maggior numero di berberi in Algeria) che ha invece scelto, in gran parte, la Francia come terra d’asilo.

Se sotto la monarchia marocchina la tutela degli usi, dei costumi e della lingua berbera gode di un riconoscimento ufficiale da parte dello Stato, in Algeria la situazione, nonostante un riconoscimento del berbero come una delle lingue ufficiali in Costituzione dal 2016, è stata ed è ben più tormentata per i berberofoni, sia in Cabilia che nella regione dello Mzab. Ancora oggi in Cabilia e nello Mzab la situazione dei Berberi è complessa sotto il profilo del riconoscimento dei diritti, dell’insegnamento della lingua e della loro cultura oltre che della loro autodeterminazione culturale e politica.

Tra gli episodi più drammatici che hanno colpito la comunità berbera algerina si ricordano , oltre la guerra civile algerina degli anni 90, la “primavera nera” del 2001 in cui centinaia di Berberi, in particolare modo cabili, sono stati brutalmente uccisi e migliaia feriti gravemente sia in Cabilia che ad Algeri. Tutto ciò ha lasciato un segno profondo nel Paese e nella comunità berbera.

Proprio per dare impulso alla preservazione della cultura berbera sia nei Paesi di origine che di immigrazione e alla loro integrazione qualora, da migranti economici o rifugiati, decidessero di lasciare le loro terre, è nata l’associazione Berbera.

Durante l’evento di inaugurazione presso la nuova sede dell’associazione. il Prof. Vermondo Brugnatelli, deus ex machina e riferimento culturale dell’associazione, ha discusso con l’attivista del movimento berbero Mak, Ferhat Mehenni , noto cantante e rifugiato politico in Francia nativo della Cabilia.

L’inaugurazione a Milano

L’inaugurazione della nuova casa del popolo berbero è stata un’interessante occasione di incontro tra due esperienze , quella dell’ aggregazione dei berberi in Italia promossa e coltivata dal Prof. Brugnatelli ( tutto era nato più di venti anni fa da un incontro casuale del Professore su un tram milanese mentre studiava testi berberi con alcuni migranti berberi) e quella riportata dal rifugiato, cantante ed attivista politico berbero che, come riporta il quotidiano francese “Le Monde” del 14 novembre 2022, è stato condannato di recente ad una lunga pena detentiva dall’Algeria per il suo attivismo politico e a favore dei diritti dei berberi in Algeria. Il rifugiato ed attivista Mehenni ha avuto modo di recente di esporre davanti alle rappresentanze delle Nazioni Unite a Ginevra la sua esperienza e i motivi che lo hanno condotto ad essere rifugiato in Francia.

La festa è stata allietata da danze berbere eseguite da danzatrici in colorati costumi tradizionali e poi proseguita con una serie di canzoni in lingua berbera cabila scritte e interpretate dal rifugiato politico e cantante Mehenni accompagnato da una chitarra ed un mandolino berbero.

L’artista ha voluto infine dedicare, in segno di fratellanza agli italiani che lo hanno accolto, la canzone “Bella ciao” tradotta in lingua berbera cabila a simboleggiare la resistenza che il popolo berbero sta portando avanti per vedere riconosciuti i propri diritti e la propria cultura in Nordafrica e del mondo.