Milano, Boeri: no autocelebrazione. Miope trasformarsi in città Stato

Ssa

Roma, 3 dic. (askanews) - Una riflessione sul futuro di Milano, la città che incarna un modello di successo trainante per il resto d'Italia, ma che deve ragionare su dove convogliare la propria energia, come rapportarsi con il resto del Paese e quale direzione prendere per il prossimo decennio. "Quale modello umano e urbano dobbiamo prendere a riferimento per il futuro, per costruire convivenza sociale e civile per noi e per i nostri figli nei prossimi decenni?". E' questo il tema su cui si sono confrontati, presso la sede milanese dello studio di comunicazione The Skill in un petit déjeuner, alcuni grandi protagonisti della realtà milanese come l'architetto Stefano Boeri, presidente della Fondazione Triennale di Milano, il direttore Generale di Fondazione Cariplo, Sergio Urbani e il presidente della Fondazione Fiera di Milano, Enrico Pazzali.

Una riflessione legata alla realtà di Milano vista come una città d'avanguardia per l'intero Paese. "Milano oggi è un posto meraviglioso" ha commentato Sergio Urbani. "Una fioritura che viene da lontano, da sfide coraggioso come l'Expo e dalla nuova visione urbanistica della città, iniziate da alcuni amministratori e poi sostenute da quelli che si sono succeduti, anche di segno politico diverso. Un sano pragmatismo che ha permesso di capitalizzare sui risultati. Milano oggi attrae eccellenza ma non ce la può fare da sola. Non deve lasciare indietro nessuno e soprattutto non ce la può fare se non riparte anche il Paese. Il link di Milano con il reato d'Italia serve al Paese, ma serve anche a Milano".

Per Stefano Boeri "nel parlare di un modello Milano non bisogna cadere nel rischio di una autocelebrazione. Milano non è altro da ciò che è l'Italia, diversa è l'intensità e la velocità. L'occasione di Expo ha portato a una esplosione di tanti processi e a una trasformazione profonda sviluppatasi in 3-4 anni. Ora cosa succede? Milano resta una città complessa con una energia potentissima che guarda a un'altra scadenza, quella delle Olimpiadi del 2026 e giustamente già si sta lavorando sulla progettazione del Villaggio Olimpico. Sarebbe facile rinchiuderci nell'autonomia della città Stato e collegarci alle capitali europee ma non può essere soltanto questa la direzione di una città come Milano". Enrico Pazzali, invece, è convinto che "più che di modello Milano sia necessario parlare di metodo Milano. Le istituzioni anche di colore diverso hanno sempre saputo dialogare e assicurare continuità di impresa e di lavoro. Le istituzioni devono essere capaci di far accadere le cose. A Milano le cose accadono. Penso a molti anni fa quando con senso di visione si decise di raddoppiare le volumetrie della Fiera e riqualificare un quartiere che era fatiscente. Una scelta che si è rivelata vincente e lungimirante. La capacità di mettere attorno a un tavolo tutti i suoi attori e di coinvolgere anche il privato rendendolo protagonista di una azione pubblica: ebbene questo è il metodo che Milano può esportare". Un dibattito a cui hanno partecipato anche gli avvocati Guido Carlo Alleva (Alleva & Associati), Antonio Bana (Studio Legale Bana) e Pietro Orzalesi (CastaldiPartners), l'architetto Francesco Favaretto (Favaretto&Partners), Marco Montorsi (rettore Humanitas University), Paolo Migliavacca (Direttore Generale Ics Maugeri), Simone Dattoli (amministratore delegato Inrete), Jacopo Tondelli (direttore de Gli Stati Generali) e Andrea Camaiora (fondatore di The Skill) e Lorenzo Munegato (responsabile area Nord-Est di Skill).