Milano, dispositivi di protezione anti-Covid in cambio di droga scontata

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Droga
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Nel corso del primo lockdown nazionale, un infermiere milanese di 49 anni ha consegnato mascherine, gel igienizzanti e altri prodotti fondamentali per contrastare la diffusione del coronavirus a uno spacciatore per ottenere sconti sulla droga da acquistare.

Milano, il blitz anti-droga condotto dalle forze dell’ordine

La vicenda è emersa in seguito al maxi-blitz condotto dalle forze dell’ordine di Milano impiegate presso il commissariato Comasina e la squadra Mobile per sventare un ingente traffico di droga. L’operazione ha portato alla certificazione di 24 arresti e alla scoperta di un commercio di stupefacenti perpetratosi senza limitazioni anche durante il primo lockdown imposto dal governo italiano nei primi mesi del 2020 per arginare la minaccia rappresentata dal SARS-CoV-2.

A questo proposito, l’ordinanza, firmata dal gip Guido Salvini su richiesta della pm Francesca Crupi, documenta in modo particolarmente dettagliato uno scambio di cocaina avvenuto tra un infermiere e uno spacciatore, nel pieno delle restrizioni attive su territorio italiano.

Infermiere ruba gel e mascherine per sconto su cocaina

Alle ore 13:22 del 27 febbraio 2020, un infermiere di 49 anni ha incontrato il suo spacciatore, un uomo che aveva adottato lo pseudonimo di Genny Savastano, personaggio di Gomorra, la cui vera identità risponde al nome di Euprepio Carbone.

Dopo aver espletato le formalità di rito, il 49enne regala allo spacciatore svariati dispositivi di protezione contro il Covid, sottratti in modo illecito dalla struttura ospedaliera presso la quale era impiegato, al fine di poter ottenere uno sconto sulla cocaina che intendeva acquistare.

Consegnando la merce rubata, l’infermiere spiega a Carbone: «Ascoltami: queste sono le mascherine. Queste sono quelle chirurgiche e queste le FP3. Capito? Questa invece è l’amuchina, va bene? Fanne quello che vuoi! Questo è disinfettante per le mani chirurgico, costa un botto di soldi. Lo diluisci. Ti fai i tagli alle mani. È ottimo. Le mascherine quando ne ho ancora di più te le do senza problemi».

I prodotti forniti allo spacciatore, secondo le ricostruzioni effettuate dagli inquirenti, sono valsi all’infermiere l’acquisto di «un grammo di cocaina al prezzo scontato di 50 euro».

Concluso l’affare, poi, Euprepio Carbone ha inviato un messaggio vocale alla moglie raccontandole: «Vedi che il dottore dove sono andato adesso mi ha dato mascherine, amuchina, sapone per le mani, stasera porto tutto a casa».

Lockdown, il traffico di droga attivo a Milano

Il blitz delle forze dell’ordine di Minato ha consentito di smantellare un’organizzazione basata sulla collaborazione di fornitori albanesi e di spacciatori italiani.

Sulla base delle indagini sinora effettuate, è stato verificato che l’organizzazione agiva in modo indisturbato su tutto il territorio del capoluogo lombardo nel corso del primo lockdown italiano, «disponendo di grosse risorse economiche ed avvalendosi della vicinanza a note famiglie criminali come i Pompeo, ras della criminalità di Quarto Oggiaro, e i Falchi, della Comasina».

Le informazioni rilasciate dal gip, inoltre, svelano che i legami con i boss attivi nella periferia di Milano dipendono dalla compagna di un trafficante albanese arrestato che sarebbe «in stretti rapporti con componenti della famiglia Falchi ed è legata, anche per rapporti di parentela, a componenti della famiglia Pompeo con i quali parla delle attività delittuose in corso».

Il gip, inoltre, ha anche dichiarato quanto segue: «Gli indagati godono del resto di una fitta rete di contatti cui rivolgersi sia per l’approvvigionamento che per la vendita, al dettaglio o all’ingrosso, vantando contatti con moltissimi acquirenti, di qualsiasi estrazione sociale e capacità economica, dimostrando un impegno incessante nel gestire gli appuntamenti e la successiva cessione».

In relazione alla attività di contrabbando di stupefacenti condotta, invece, ne è stata ribadita la prosperità anche nei mesi di isolamento dovuti al Covid. è stato spiegato che «gli indagati hanno perfezionato le modalità di acquisto, confezionamento e distribuzione e hanno avuto continua disponibilità di stupefacenti, di mezzi da utilizzare, di ‘cavalli’ e di una filiera criminale, che si occupa delle consegne».