Milano, droga e occupazioni abusive in case popolari di v.le Sarca

Asa
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Milano, 14 nov. (askanews) - Cinquanta grammi di hashish in piccole dosi pronte per la vendita al minuto, due pipe da crack e materiale per il confezionamento della droga. È quanto ha sequestrato giovedì mattina la polizia durante un intervento all'interno delle case popolari di viale Sarca che ha portato complessivamente a indagare tre persone. Gli agenti del Commissariato Greco Turro hanno, in particolare, segnalato per uso di sostanze stupefacenti una cittadina italiana di 37 anni che ha subito dichiarato ai poliziotti di detenere solo delle "cannette". Ha quindi consegnato una dose di hashish ai poliziotti che, con l'ausilio dell'Unità Cinofila dell'Ufficio Prevenzione Generale della Questura, all'interno dell'appartamento, in un cassetto della cucina, hanno rinvenuto 320 euro "contaminati" da sostanza stupefacente. Gli agenti hanno poi effettuato un controllo all'interno delle cantine aperte e non assegnate dello stabile dove, sempre grazie al fiuto dei cani poliziotto Radaus e Kimon, hanno rinvenuto, in alcuni copertoni di auto depositati in una cantina, una busta in plastica cosparsa di chicchi di caffè con dentro 48 dosi di hashish dal peso complessivo di circa 50 grammi, delle bustine trasparenti in cellophane e due pipe ad acqua. In una seconda cantina, invece, i poliziotti del Commissariato Greco Turro hanno rinvenuto una borsa per il trasporto da alimenti con dentro due pipe da crack con del liquido. Nell'ambito di un'indagine relativa al fenomeno delle occupazioni abusive delle case gestite da A.L.E.R. nella zona sud di Milano, sempre giovedì in mattinata, i poliziotti della Digos della Questura di Milano, con la collaborazione del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni, hanno eseguito tre perquisizioni domiciliari e personali a seguito delle quali sono stati sequestrati cinque telefoni cellulari e indagate quattro persone per concorso nel reato di concussione e reati in materia di immigrazione. L'attività di indagine è nata dalla segnalazione di tre donne che, a febbraio 2020, hanno riferito alla polizia di aver avuto a che fare con un uomo italiano, di mezza età, dipendente dell'Aler, che, in cambio di favori sessuali e monetari, avrebbe loro promesso un appartamento libero da poter occupare immediatamente.