Milano, Emilio Fede torna a casa: le dimissioni dal San Raffaele

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Emilio Fede è stato dimesso dall’ospedale San Raffaele di Milano, presso il quale era stato ricoverato in seguito a una brutta caduta che ha reso indispensabile un’operazione e il trasferimento in terapia intensiva.

Emilio Fede dimesso dall’ospedale: l’esperienza vissuta

Nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere, l’ex inviato e direttore del TG 1 e del TG 4 Emilio Fede ha commentato l’esperienza vissuta a causa di un’improvvisa caduta che lo ha portato a subire un intervento chirurgico e a trascorrere le ultime settimane ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano. A proposito dell’incidente, l’89enne ha spiegato: “Stavo tornando a casa, c’era un tratto di strada non asfaltata, ho perso l’equilibrio. Ho avuto il Covid, certamente ero indebolito, non ero presente a me stesso – e ha aggiunto – è stata davvero tosta”.

In relazione alle giornate trascorse presso il nosocomio milanese, invece, l’uomo ha raccontato: “Ricordo il buio, e poi i colori che si confondevano. Faccio fatica a ricordare le facce, ogni tanto mi vengono in mente i nomi. La notte, contavo i minuti e poi le ore finché arrivasse l’alba. E di giorno pregavo che la sera sarei riuscito ad addormentarmi e a sognare mia moglie. Mi è mancata tanto. Ai medici e agli infermieri tutto il mio apprezzamento. Sono eroi, sempre presenti”.

Rispetto al ritorno nella sua casa milanese, Emilio Fede ha spiegato: “Vivo a Milano 2, ho una bella terrazza e davanti un prato. Mi sono affacciato, ho sentito il frusciare delle foglie, i suoni e le voci. Dopo settimane di silenzio tutto mi sembra diverso. È stata dura, molto dura, ma adesso è passata”.

Infine, in merito ai progetti per il futuro, l’ex direttore del telegiornale ha spiegato: “Ho subito un’operazione di sette ore, sono tornato in carrozzina, la mia vita è cambiata. Il medico mi ha detto che da adesso in poi devo fare solo una cosa: camminare, camminare, camminare. E stasera spero di non dover prendere tranquillanti, voglio viverla tutta quest’emozione di tornare a vivere. Sono stato in oltre 40 Paesi in Africa per raccontare la fame, ho denunciato il razzismo e sono stato imprigionato, sono salito sul Monte Bianco con Bonatti. Tante volte ho rischiato la vita, ma questa volta una cosa l’ho capita: la solidarietà è un bene che va coltivato. Ho deciso che dedicherò una parte dei miei averi alla creazione di una fondazione che assista le persone malate, per non dimenticare chi soffre e non ha i mezzi per curarsi”.