Milano, le fotografie di Pio Tarantini e il tempo ritrovato

Image from askanews web site
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Milano, 21 set. (askanews) - Il tempo e la memoria. Entità dal legame indissolubile che Pio Tarantini, fotografo salentino classe 1950 trapiantato a Milano agli inizi degli anni Settanta, continua a indagare con eleganza e pazienza in una ricerca che va oltre il valore documentario della fotografia.

"Il tempo ritrovato", la mostra di Pio Tarantini in programma dal 22 settembre al 30 ottobre nel nuovo spazio espositivo Lab 1930 di via Mantova 21 a Milano, dedicato alla fotografia d'autore e diretto da Elena Carotti, presenta dieci opere: otto fotografiche, sei dalla serie Imago, caratterizzate dalla tecnica del mosso, più Cassettiera#Lettere e Cassettiera#Pellicole, proposte insieme alle due cassettiere originali in legno e plexiglass in un gioco di rimandi tra bidimensionalità e tridimensionalità.

Le fotografie della serie Imago presenti in mostra riassumono la riflessione sul concetto di "tempo dilatato" - fondamentale nel percorso di ricerca fotografica dell'autore - attraverso la tecnica del mosso: immagini dal grande impatto poetico dove la figura umana, sempre femminile, quasi evanescente, fluttua occupando l'intero spazio scenico, sia quando si muove in un interno casa sia quando il dialogo è direttamente con la natura.

Narrazioni immaginarie dove i corpi non confliggono con le quinte del racconto ma rimangono sospesi in totale armonia, come se danzassero: "La presenza umana si carica così di una precarietà in netto contrasto con le certezze della nostra percezione del reale" - sottolinea Pio Tarantini - "La transitorietà visiva delle figure pare voler dilatare la percezione del tempo che non può più essere quello cristallizzato dall'immagine fissa".

Il racconto dell'artista intorno alla memoria si fa incalzante, il tempo della storia reale non corrisponde con il tempo della coscienza di ognuno di noi. Le figure femminili si muovono con estrema eleganza e il tempo della memoria è sottratto alle determinazioni spazio-temporali dilatandosi oltre i margini della fotografia stessa.

La riflessione artistica di Pio Tarantini sul concetto di memoria e di ricordo si completa con le due opere Cassettiera#Lettere e Cassettiera#Pellicole, dove due vecchi cassetti da tipografia diventano contenitori della memoria: nel primo gli spazi dove erano riposti i caratteri in piombo contengono frammenti di vecchie buste e lettere di corrispondenza privata, mentre nel secondo sono custoditi frammenti di pellicole a passo ridotto di film personali o famosi.