Milano “perde” l’interdittiva antimafia: la Prefettura non collabora

Milano, intervista a David Gentili sull'interdittiva antimafia

Milano, città della moda, dell’economia, degli investimenti. Centro pulsante dello sviluppo d’impresa e delle idee, il luogo dove (quasi) tutte le opportunità possono essere colte, anche nel malaffare. Non a caso, la presenza della criminalità organizzata in territorio lombardo conferma l’ipotesi secondo cui, qui a Milano, c’è un notevole fermento nel mercato dell’illegalità: dagli esercizi commerciali fino alle attività di riciclaggio, esistono imprese che nelle loro radici conservano una natura mafiosa.

La Commissione antimafia di Milano

Lungi dal rimanere ancorati al pregiudizio che le mafie non siano una realtà presente nel nord Italia occorre dunque osservare “gli anticorpi” che ogni città sviluppa per combattere e prevenire le attività illegali. Ma cosa accade quando le istituzioni non collaborano? David Gentili, presidente della Commissione Antimafia del Comune di Milano, racconta la bizzarra dinamica che intercorre tra l’amministrazione locale e la Prefettura: l’oggetto in questione è l’interdittiva antimafia ovvero quel provvedimento che permette di etichettare le imprese in odore di mafia, etichettarle e imporne la chiusura.

Cos è l’interdittiva antimafia

Questa misura dovrebbe essere emessa dalla Prefettura che in molte occasioni l’ha decretata in onere di appalti e concessioni. Dal 2017 il Consiglio di Stato ha esteso questa procedura anche nel pubblico: un passo importante che, soprattutto a Milano, significa avere il potere di far cessare tutte le attività impegnate nell’illegalità.

Il capoluogo lombardo ha registrato negli ultimi anni un vero e proprio boom nel mercato della ristorazione, un’esplosione benefica per il turismo accompagnata da un sistema, quello dei bar e ristoranti impegnanti nel riciclo di denaro sporco, che di certo non è nuovo alla cronaca italiana.

Milano e la criminalità organizzata

“Milano si spaccia, Milano si ricicla. Camorra e Ndrangheta hanno messo le mani sul mondo della ristorazione milanese: grazie a quanto deciso dal Consiglio di Stato chiunque rivesta un ruolo apicale e fosse contemporaneamente coinvolto nel mondo criminale dovrebbe essere colpito dall’interdittiva” racconta Gentili, che prosegue “Anche senza precedenti specifici, ma solo esclusivamente con delle frequentazioni criminali, le aziende potrebbero essere impossibilitate ad aprire l’attività. Ovviamente chi ha già avviato la sua impresa e si dovesse ritrovare a rivestire questi criteri sarebbe obbligato dall’interdittiva a veder cessare il suo giro d’affari”.

Sono stati 14 i casi più importanti riscontrati a Milano: tra questi è stato simbolico quello di una gioielleria in Via Felice Cavallotti, chiusa e sequestrata perché in mano alla famiglia Fontana, un clan dell’Arenella.

Interdittiva antimafia e problemi burocratici

Dopo aver emanato alcune interdittive, grazie al patto intercorso tra amministrazione locale e Prefettura si è inserito un elemento burocratico che de facto ha ridimensionato negativamente l’interdittiva stessa. Si tratta di un’autocertificazione, creata per essere inserita in dotazione ai documenti necessari per aprire la propria attività, che impone al titolare di scegliere se comunicare o meno la propria situazione famigliare e quella del convivente. Se questa dichiarazione non viene allegata, è automaticamente impossibile pensare di procedere con l’interdittiva antimafia.

La sanatoria

“Questo nuovo elemento ha tragicamente frenato tutto il processo” afferma il Presidente della Commissione antimafia di Milano “In molti casi le autocertificazioni vengono falsificate e pur avendo le prove fornite dall’Anagrafe e da altri enti preposti, non possiamo burocraticamente procedere a segnalare la presenza di illegalità alla Prefettura.

Il problema dunque è duplice: prima non c’era questo documento, per cui tutti gli esercizi aperti prima dell’emissione dello stesso (luglio 2019 ndr.) sono stato condonati; allo stesso tempo oggi, ci ritroviamo nell’incresciosa situazione di non poter agire per un cavillo burocratico“.

Dopo la normativa della Camera di Commercio che sancisce l’impossibilità di procedere con l’interdittiva per tutte le imprese in via di apertura, lo scenario che raccontiamo svanisce in un buco di interpretazione, una paradossale sanatoria che di certo ha riaperto i boccaporti agli investimenti della criminalità organizzata.