Milano, riapre a Rescaldina osteria sottratta alla 'ndrangheta

Asa

Milano, 26 nov. (askanews) - Il 28 novembre a Rescaldina (Milano) riaprirà "La Tela", osteria sociale che ha fatto degli spazi confiscati alla 'ndrangheta un ristorante e un centro di aggregazione e di promozione sociale, culturale e civile. Il taglio del nastro è previsto alle 18.30 e da venerdì 29 novembre l'osteria tornerà operativa nel suo essere testimone e promotrice di una ferma lotta alle mafie. Dopo uno stop di circa un anno dettato da problemi di natura economica del precedente gestore, il locale sulla Strada Saronnese 31 che fu sottratto alla 'ndrangheta nel 2006, per diventare proprietà del Comune di Rescaldina cinque anni più tardi, riapre i battenti. Con un progetto preciso: "Tutto il gusto della legalità".

La gestione degli spazi è stata assegnata dal Comune attraverso un bando alle cooperative sociali La Tela (Rescaldina) e Meta (Monza), in associazione temporanea di impresa. Al progetto partecipano anche le associazioni Slow Food Legnano, Team Down, Articolonove e Mescalina, oltre alla Fondazione Somaschi e StuffCube. Fino a 12 anni fa gli spazi portavano l'insegna di "Re Nove" e furono confiscati definitivamente alla n'drangheta l'11 luglio 2006. Nel dicembre 2011 l'Agenzia nazionale per i beni confiscati lo passò al Comune di Rescaldina che elaborò un progetto di utilizzo. La Regione Lombardia, tramite Aler, nel 2012 finanziò il progetto con 175mila euro. Il Comune, quindi, emise un bando per l'affido della struttura nel luglio del 2015. Chiuse i battenti temporaneamente nel settembre del 2018.

"Il progetto Tutto il Gusto della Legalità promosso dall'Amministrazione è certamente ambizioso", ha osservato in una nota il sindaco di Rescaldina, Gilles Andrè Ielo. "La prima parte di questa esperienza rimarca infatti come sia molto più facile operare nell'illegalità e far quadrare i conti e come, invece, si debba essere necessariamente più bravi per farlo nel pieno rispetto delle leggi e delle regole. Ho più volte descritto quella esperienza come un capitolo doloroso, non tanto per la battuta d'arresto, ma perché mi è parso ci fosse, a volte, l'intenzione di imputare l'insuccesso ad una parte politica, quando invece si dovrebbe considerare questo luogo, le attività promosse e il progetto nel suo complesso, come patrimonio della nostra comunità".