Milano, Sala: gestione unica edilizia popolare mio sogno concreto

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Milano, 23 set. (askanews) - "Mi piacerebbe, e lo dico anche a Fontana, non dico passare alla storia, che sarebbe eccessivo, ma essere ricordati come quelli che sull'edilizia popolare hanno trovato formula diversa che dia più garanzie a chi ci vive. È ciò che più mi interessa per i prossimi anni". Lo ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, durante una videochat sul sito del Corriere della Sera, a proposito del suo "sogno" basato sulla "concretezza" di riunificare la gestione delle case popolari milanesi, oggi divise tra la gestione Aler per quelle di proprietà della Regione Lombardia e quella di Mm per quelle di proprietà del Comune.

"È un tema - ha ribadito - da rilanciare perché il Next generation Eu e il Pnrr citano l'edilizia sociale come uno degli elementi su cui lavorare quindi dico rilancerò e, se dovessi essere rieletto, andrei da Fontana e gli direi 'troviamo una formula perché non credo che in prospettiva si possano avere ancora i mondi di Aler e nostri tramite Mm non ha senso comune. Facciamo massa, troviamo una soluzione con il Governo, ad esempio sto proponendo di ripensare i crediti pregressi che dopo 15/20 anni non sono più crediti" per il ritorno a una gestione unica. "Per me è una cosa giusta, mi pare che Fontana in principio non sia per niente in disaccordo, non sto proponendo di prenderle noi, ma di trovare una soluzione per la dignità di circa 150.000 cittadini che vivono lì, più del 10% dei milanesi".

Quanto a eventuali rimpianti sul tema negli ultimi cinque anni Sala ha ammesso che quanto ottenuto "non è mai sufficiente per definizione", ma occorre anche distinguere, a suo parere, tra quartiere e quartiere. "Per esempio a Baggio credo che la situazione sia migliorata in questi anni, mentre in altre realtà come San Siro no, C'è ancora tantissimo da fare". Il sindaco ha comunque rivendicato di avere recuperato 4.200 appartamenti sfitti, investendo 300 milioni di euro, assegnandoli ai cittadini in lista d'attesa. Poi ha sottolineato di avere ridotto l'abusivismo dal 6% al 3%. Manca ancora, ha concluso, un "intervento massivo sulla qualità" di queste case e il Pnrr lo rende possibile nei prossimi cinque anni.

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