A Milano un centrodestra nel caos punta (ancora) al ballottaggio

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Image from askanews web site
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Milano, 2 ott. (askanews) - Più che per l'originalità delle idee e gli spunti programmatici, la campagna elettorale per eleggere il successore del sindaco di Milano Beppe Sala, ha assunto rilievo nazionale soprattutto per le divisioni nella coalizione di centrodestra attorno alla figura del suo stesso candidato Luca Bernardo, giudicato inadatto al ruolo da alcuni dei suoi sostenitori. Le bordate più o meno esplicite arrivate da settori del centrodestra, nonostante il tentativo dei leader della coalizione di offrire un'immagine di unità, con Matteo Salvini che si è speso nella sua Milano partecipando a numerosi incontri elettorali con i cittadini.

L'ultima tegola sulla già compromessa immagine dello sfidante del sindaco uscente Beppe Sala, forse la più pesante, è caduta a due giorni dal voto, dopo la pubblicazione di un'inchiesta giornalistica di Fanpage.it: oltre a rilevare possibili irregolarità nei finanziamenti della campagna elettorale e le tendenze neofasciste di alcuni esponenti di Fdi, mostra che il candidato viene definito dal capodelegazione di Fratelli d'Italia al Parlamento europeo Carlo Fidanza un personaggio "un po particolare" da votare "turandosi il naso". Fidanza, che ha partecipato a iniziative elettorali con Bernardo, si è autosospeso dal partito dopo la pubblicazione del servizio. E Bernardo ha cancellato due appuntamenti con la stampa già fissati, nell'ultimo giorno di campagna elettorale.

Che la scelta di candidare Bernardo sia stata azzeccata o no lo si vedrà dopo lo spoglio, ma in una città in cui il centrodestra è sempre stato competitivo, oggi l'interrogativo prevalente è se l'avversario principale del sindaco uscente riuscirà ad arrivare al ballottaggio o se Beppe Sala vincerà già al primo turno.

Nel tentativo di recuperare il tempo perduto dal centrodestra alla ricerca di un candidato, dopo una girandola di possibili nomi durata mesi, Bernardo ha incentrato molto della sua campagna elettorale iniziata in piena estate sulle periferie, sulla critica alle piste ciclabili voluti dall'attuale amministrazione, sui monopattini, considerati pericolosi. E sulla sicurezza, tema però che a differenza del passato non è apparso centrale nella comunicazione politica del candidato del centrodestra.

Sull'altro campo Sala, sindaco dal 2016, sostenuto da otto liste (Pd, Beppe Sala sindaco, Riformisti con Sala, Milano Unita, Milano Radicale, Milano in Salute, Europa Verde, Volt), ha iniziato la sua campagna elettorale da molto più tempo, dopo l'annuncio della sua candidatura già il 7 dicembre 2020. Quasi un anno in cui ha potuto coltivare la rete delle sue alleanze e organizzare numerosi incontri sul territorio, con mesi di vantaggio rispetto al suo avversario la cui candidatura è stata annunciata soltanto a metà luglio. La sua campagna non è stata accompagnata da grandi squilli: "Noi proponiamo una continuità di gestione, ma una discontinuità di contenuti e ci presentiamo partendo da una grande fiducia per la città". Come dire: "Io so gestire, rinnovatemi la fiducia". È con questo apparente paradosso - continuità-discontinuità - che il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha sintetizzato la campagna di comunicazione per la sua rielezione.

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