Milano, vendono online false sneakers griffate: indagati 7 ventenni

Red
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Image from askanews web site
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Milano, 23 apr. (askanews) - A Milano la polizia ha indagato sette giovani tra i 22 e i 23 anni accusati di aver messo in piedi un commercio di "sneakers" contraffatte di famose griffe che importavano dalla Cina e rivendevano come originali su un sito e su pagine social create appositamente. Lo ha riferito la questura del capoluogo lombardo, spiegando che tre dei ragazzi sono stati raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'introduzione nel territorio dello Stato di prodotti con marchi contraffatti, truffa, ricettazione, indebito utilizzo di carte di pagamento intestate a terzi e autoriciclaggio. In carcere (ma ora è già ai domiciliari) è così finito il presunto capo, un hacker 23enne che in passato era stato coinvolto nelle indagini su Anonymous e in quelle sugli attacchi informatici contro l'esponente forzista Catia Polidori, mentre il primo dei suoi complici 22enni, un esperto di marketing di origine egiziana, è finito ai domiciliari e l'altro è stato raggiunto dall'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Le indagini erano scattate nel gennaio scorso, dopo che al commissariato Greco Turro e alla polizia postale, tre giovani avevano denunciato di aver attivato su richiesta degli indagati delle carte Postepay (e delle utenze telefoniche) e di essersi accorti che sui relativi conti erano transitate somme di denaro molto elevate. La polizia, coordinata dal pm Carlo Scalas, è quindi risalita ai due ragazzi al vertice dell'organizzazione, sequestrandogli 23 carte di pagamento, tre personal computer, 17 telefoni, un paio di sneakers ancora imballate e numerosi appunti relativi alla gestione del commercio di scarpe sportive. E' così emerso il "longevo e florido" commercio on line ("riconducibile alla società Yourun") di false scarpe Nike, Gucci, Golden Goose, Balenciaga e Alexander McQueen.

I successivi accertamenti hanno portato alla scoperta di "numerosi conti correnti dove venivano fatti confluire i proventi illeciti, da reimpiegare nella medesima attività imprenditoriale o da investire in cripto-valute. "L'attività di commercializzazione ha portato il gruppo a fatturare per il solo 2020 una cifra che si aggira intorno ai 300mila euro, con utili stimati in 117mila euro" ha spiegato la polizia, sottolineando che i clienti individuati sono stati 1.172.

Gli indagati, "ai quali erano assegnati incarichi e ruoli ben precisi, oltre che una retribuzione mensile, si erano anche dati delle regole molto stringenti, studiando specifici sistemi di sicurezza volti ad eliminare ogni traccia dell'attività illecita".