Miliardari cinesi comunisti per forza, per volontà di Xi

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(Photo: VCG via Getty Images)
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Si chiama Zhang Yiming, e non sono in molti a conoscerlo, ma nelle sue mani è passato di recente lo scettro di uomo più ricco di tutta il settore internet in Cina. È il co-fondatore di Tik-tok, e la sua enorme ricchezza è seconda solo al patrimonio del numero uno – un nome ancora meno conosciuto al pubblico internazionale - Zhong Shanshan, re dell’acqua in bottiglia Nongfu Spring, che mantiene saldamente il primato nel paese del Dragone, con un patrimonio netto di oltre 60 miliardi di dollari.

Zhang, 37enne ex CEO di ByteDance Ltd, secondo i dati della classifica delle persone più facoltose del mondo, aggiornata in tempo reale da Forbes, siede in cima a un patrimonio netto di 59,4 miliardi di dollari, che gli garantisce il ventesimo posto nella classifica globale. Pony Ma, e il ben più famoso Jack Ma, rispettivamente fondatori di Tencent e Alibaba, non lo battono, anzi, i due “poveretti” hanno visto il valore delle proprie aziende ridursi significativamente, dopo le nuove regolamentazioni antitrust imposte dal governo cinese, ma soprattutto a causa dell’evidente nuovo corso di Xi Jinping. Il patrimonio netto di Pony Ma - sceso al 29° posto nella classifica globale totale, un po’ dietro a Robin Zeng, fondatore del gigante cinese delle batterie Contemporary Amperex Technology Co. Ltd. - è calato di ben 15 miliardi di dollari, riducendosi del 20% e scendendo a quota 49,7 miliardi di dollari, mentre Jack Ma ha perso quasi 6 miliardi di dollari, e il suo patrimonio vale ormai “soltanto” 42,5 milardi. Pony Ma è

Già, perché si può davvero dire che i tempi si siano fatti sempre più duri per i “poveri” super miliardari cinesi, finiti ormai inesorabilmente nel mirino degli occhiuti controllori del PCC – il Partito-Stato Comunista Cinese - che mettono in pratica la strategia di “democratizzazione” e “redistribuzione della ricchezza”, voluta da Xi Jinping in persona. In altre parole, sembra proprio che Xi e i suoi siano decisi a “comunistizzare” i super patrimoni in Cina. Negli ultimi tempi, Xi ha ripetutamente sottolineato la necessità che la Cina promuova la prosperità comune, esortando le imprese e gli individui ad alto reddito a restituire alla società.

E la “scure” - calata in nome della “prosperità comune” – non ha risparmiato nemmeno la testa del nuovo numero uno del tech cinese, il citato Zhang di Tik-Tok, il quale, proprio a causa di queste misure per “democratizzare” i super patrimoni, si è visto costretto a ridimensionare le sue operazioni e a tagliare sul personale. Secondo quanto riportato da Bloomberg, poi, uno dei maggiori investitori di Tik Tok, Susquehanna International Group (SIG), sta cercando di vendere circa 500 milioni di dollari di azioni, preoccupato per la situazione. La campagna di Pechino per imporre una disciplina più rigorosa all’industria tecnologica, iniziata lo scorso inverno, ha infatti scioccato gli investitori internazionali e frenato l’entusiasmo in uno dei settori economici più dinamici della Cina.

Preoccupati – o forse decisamente spaventati – dalla virata “collettivista” del governo, sono alcuni tra i giovani imprenditori di maggior successo del paese, come lo stesso Zhang, e Colin Huang , fondatore del gigante dell’e-commerce Pinduoduo, i quali hanno scelto di dimettersi dalle posizioni di leadership e ritirarsi dalle luci della ribalta. Wang Xing, fondatore e CEO della piattaforma di servizi on-demand Meituan, ha recentemente rimosso migliaia di suoi post sui social media negli ultimi dieci anni dalla visualizzazione pubblica. Meglio mantenere un profilo basso, di questi tempi, avrà pensato.

Ma il primo fare le spese del “nuovo corso” di Xi è stato il popolare e potente ( o ex potente…) patron e fondatore del colosso del web commerce Alibaba, Jack Ma, il quale, sparito misteriosamente dalle scene qualche tempo fa e addirittura dato per disperso – o meglio, per essere il prossimo candidato caduto in disgrazia e potenziale vittima della “strage” dei super ricchi cinesi, che ha già fatto molte vittime, anche sul patibolo – il quale oggi ha ufficialmente annunciato che si allineerà in buon ordine agli imperativi di redistribuzione del Partito comunista cinese, nel giorno dell’annuale promozione del Single’s Day Shopping Festival, che quest’anno – hanno detto da Alibaba – sarà rigorosamente all’insegna della sostenibilità e dell’inclusione.

Così, oggi, il colosso dell’e-commerce cinese ha annunciato il lancio di svariate iniziative per devolvere parte delle sue vendite a categorie svantaggiate, come orfani e lavoratori a basso reddito. La società ha anche affermato che consentirà ai venditori di donare una parte dei loro proventi per il sostegno degli anziani che vivono da soli e dei “bambini lasciati indietro” nelle aree rurali e, nel frattempo, la piattaforma di shopping Taobao di Alibaba ha introdotto una “modalità senior” progettata per rendere la sua app più accessibile agli utenti anziani, in linea con quanto richiesto dal governo, che nell’aprile di quest’anno ha chiesto alle aziende di riprogettare i propri siti Web e app per soddisfare l’invecchiamento della popolazione del paese. All’inizio di quest’anno, Alibaba, insieme alla sua affiliata per i pagamenti online Ant Group, aveva promesso donazioni di 200 milioni e 50 milioni di yuan alle province colpite dalle inondazioni di Henan e Shanxi, mentre il mese scorso aveva dichiarato che avrebbe stanziato 100 miliardi di yuan per promuovere la “prosperità comune” in Cina. Si tratterebbe del più grande impegno aziendale singolo in risposta a un appello del governo per ridurre il divario di ricchezza della nazione.

Per anni, Alibaba aveva utilizzato la Giornata dei single per mostrare i muscoli, e magnificare le sue capacità di vendita e marketing. Per anni, l’azienda aveva organizzato elaborati galà, con tanto di conto alla rovescia nelle ore che precedono l’inizio della giornata speciale di shopping riservata ai single, trasmettendo i suoi strabilianti dati di vendita su uno schermo gigante alla fine della maratona. Niente di tutto questo, quest’anno, caratterizzato appunto dalla scelta di mantenere -prudentemente - un “profilo basso”, improntato non solo al sociale, ma anche all’ecologia. La società ha dichiarato infatti che il suo web market Tmall sta emettendo “buoni verdi” per un valore di 100 milioni di yuan (15,6 milioni di dollari USA) per incoraggiare le decisioni di acquisto che “contribuiscono a uno stile di vita rispettoso dell’ambiente”, mentre il suo braccio logistico Cainiao Network introdurrà il riciclaggio dei materiali di imballaggio in 10.000 stazioni di distribuzione in 20 città a partire dal 1 novembre. “Il festival di quest’anno segna un nuovo capitolo per l′11.11”, ha affermato Chris Tung, chief marketing officer di Alibaba: “Riteniamo di dover sfruttare il potere dell′11.11 per incoraggiare lo sviluppo sostenibile e promuovere l’inclusione di consumatori, commercianti e partner in tutto il nostro ecosistema” ha detto, in un evidente slancio per allinearsi al nuovo corso voluto da Xi.

E mentre le imprese tecnologiche cinesi cercano di adeguarsi ai nuovi dettami del Partito comunista, l’agenzia di stampa statale Xinhua rinnova loro l’invito a rispondere più diligentemente alle esigenze della nazione. “Le grandi aziende tecnologiche in Cina non dovrebbero espandersi a scapito delle piccole imprese”, si legge nel commento diffuso dall’Agenzia si Stampa ufficiale cinese, che fornisce ulteriori indizi sui prossimi passi che Pechino intende intraprendere, dopo aver varato un giro di vite lungo quasi un anno. “L’economia digitale non dovrebbe essere ‘il vincitore prende tutto’”, si legge ancora dell’articolo pubblicato mercoledì. “Le grandi piattaforme devono guidare lo sviluppo delle piccole, medie e micro imprese lungo l’intera filiera. Non dovrebbero agire come “padroni di casa” che si avvantaggiano di imprese più piccole”.

L’articolo, che non nomina in particolare alcuna società in particolare, ma invita chiaramente le aziende tecnologiche a rispondere alle esigenze della nazione, nel tentativo si assumere un tono conciliante, suggerisce che lo sviluppo della Cina dipende da una forte economia digitale guidata dalle imprese . “Le imprese sono i principali attori dell’economia di mercato e dell’economia digitale”, afferma ancora, “il sistema economico di mercato socialista cinese è un terreno fertile per... la crescita delle imprese digitali della nazione”.

Ma mentre la campagna di Pechino per imporre una disciplina più rigida su uno dei settori economici più dinamici della Cina non sembra sul punto di arrestarsi, sono davvero in pochi, sia all’interno che all’esterno della seconda superpotenza economica, a sentirsi granché rassicurati. Non gli investitori internazionali, come si è detto. E meno ancora i grandi ricchi cinesi, vecchi o nuovi che siano. Che forse, sotto sotto, temono sempre di fare quel passo sbagliato, di dire quella parola di troppo, di alzare la testa oltre il limite accettato dal Partito, che gli faccia fare la stessa fine di chi, da un giorno all’altro, si è visto precipitato dalle stelle della finanza internazionale alle accuse più che dubbie di corruzione, fino a ritrovarsi in ginocchio sul patibolo, in attesa della resa dei conti col Partito. Definitiva.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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