Milizia sciita rivendica l'attacco alla base di Erbil in Iraq

Francesco Russo
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AGI - Una misconosciuta milizia sciita, denominata "Guardiani del Sangue", ha rivendicato il lancio di razzi tra la zona dell'aeroporto e la base della forze della Coalizione internazionale a guida Usa a Erbil, nel Kurdistan iracheno. L'attacco, avvenuto lunedi' sera, ha causato la morte di un contractor civile e il ferimento di cinque contractor civili e un militare statunitense. Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha espresso "indignazione" per quello che è il primo attacco in quasi due mesi contro una struttura militare o diplomatica statunitense in Iraq.

La rivendicazione che circola su internet è firmata da Saray Awliya al-Dam ("i guardiani delle brigate del sangue"), una sigla che finora non era mai stata collegata ad aggressioni di così alto profilo. I miliziani filoiraniani affermano di aver lanciato 24 missili "contro l'occupazione americana". "L'occupazione Usa non sarà al sicuro dai nostri attacchi da nessuna parte, nemmeno in Kurdistan", si legge nella nota. Secondo fonti della sicurezza irachena, sono stati lanciati tre razzi: due hanno colpito zone residenziali senza causare vittime e un terzo ha colpito una struttura militare che ospita truppe straniere della coalizione a guida americana.

Secondo la Cnn, quattro dei cinque contractor feriti sono di nazionalità statunitense. Non è nota la nazionalità del contractor rimasto ucciso. Fonti di Washington hanno negato che si tratti di un cittadino americano, come era stato riportato in un primo momento dalla corrispondente della Bbc Nafiseh Kohnavard. Blinken ha avuto un colloquio telefonico con Masrour Barzani, primo ministro del governo regionale del Kurdistan, e ha promesso "ogni sforzo possibile per indagare e punire i responsabili". L'ultimo attacco missilistico contro obiettivi Usa a Erbil risale allo scorso settembre, quando tre razzi colpirono la base militare americana senza causare feriti.

L'attacco era stato attribuito alla milizia sciita Hashad al Shabbi, che controlla larga parte dell'area dalla quale erano partiti i missili, ed era avvenuto il giorno successivo alla minaccia dell'ex presidente Usa, Donald Trump, di chiudere l'ambasciata a Baghdad se le milizie filoiraniane avessero continuato a bersagliare obiettivi americani. In precedenza Saray Awliya al-Dam, spiega l'analista dell'Nbc Evan Kohlmann, aveva rivendicato solo attacchi con ordigni rudimentali contro convogli di rifornimenti diretti verso le basi Usa nelle aree di Bassora, Nassiryah e Baghdad. Il loro unico attentato nel Nord del Paese risale allo scorso 26 agosto, quando un camion dell'Oms sfuggi' per un soffio a una bomba piazzata nei pressi di Mosul.