Milva, la Pantera non ruggisce più: la 'Rossa' fra musica e teatro, tango e poesia

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La 'pantera' non ruggisce più, avendo cessato a 81 anni la sua vita terrena una delle più grandi interpreti della canzone, non solo italiana ma europea. Ma racchiudere nel mondo della musica la carriera artistica di Milva - pseudonimo d'arte di Maria Ilva Biolcati, emiliana di Goro - risulta molto riduttivo, avendo lasciato le sue impronte e i suoi 'graffi' da felina anche nel teatro, nel ballo, nella lirica, nella poesia, come attestano le sue frequentazioni e contaminazioni culturali.

Milva nel suo vastissimo repertorio attraversa Giorgio Strehler ed Ennio Morricone, Alda Merini e Astor Piazzolla, Umberto Eco e Luciano Berio, saltando con agilità da 'pantera', appunto, da 'L'Opera da tre soldi' di Bertolt Brecht a 'Il pipistrello' con Peter Maag, dal repertorio francese di Edith Piaf con il successo di 'Milord' al fado portoghese di Amalia Rodrigues, dalle atmosfere che riecheggiano i film di Fassbinder all'eco greca di Mikis Theodorakis, dagli album firmati da Enzo Jannacci e Franco Battiato ai canti popolari e di lavoro come 'La filanda', fino alle interpretazioni più raffinate e colte come 'Dicono di me'.

Una 'pantera' ma non nera, come spesso associa l'iconografia fumettistica e cinematografica; ma rossa, orgogliosamente rossa, non soltanto per il colore dei capelli ma per l'impegno ideologico e politico mai nascosto o sottinteso, al punto da arrivare a proporre il brano partigiano 'Bella Ciao' nel più popolare e familiare dei programmi di Mamma Rai degli anni Sessanta: 'Canzonissima'.

E 'la Rossa' è l'altro soprannome, assieme alla 'pantera di Goro', che Milva porta con sé sul palco, titolo scelto anche per l'album firmato da Enzo Jannacci, che precede di un paio d'anni il sodalizio con Franco Battiato timbrato da 'Alexander Platz' e 'Una storia inventata'. Voce e presenza, stile e bellezza, eros e moda, mai disgiunti, fino al limite del provocatorio 'Uomini addosso', nel testo e nel look; ma sempre proposti con un 'mix' originale e riconoscibile, dal grande pubblico come dalla critica più elitaria. Milva, chi se no?

(di Enzo Bonaiuto)