Mimmo Lucano: "Salvini ha commesso reato morale, vedremo se anche penale"

webinfo@adnkronos.com
·3 minuto per la lettura

Di Enzo Bonaiuto

E' giusto che sia la magistratura e non la politica, un tribunale e non il Parlamento, a stabilire se Matteo Salvini quando era ministro dell'Interno ha commesso o no un reato. Sicuramente, il suo "delirio di onnipotenza" contro i migranti è stato un "reato umano e morale", vedremo ora se si è trattato anche di un reato penale. Può riassumersi così la posizione espressa all'AdnKronos da Mimmo Lucano - l'ex sindaco di Riace indagato per la sua politica di accoglienza nella cittadina jonica calabrese, posto agli arresti domiciliari con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e rinviato a giudizio - rispetto alla vicenda Open Arms per la quale il Senato ha deciso che il leader della Lega, già titolare del Viminale, venga giudicato in un processo per la sua politica di chiusura dei porti alle imbarcazioni con a bordo migranti, cui non fu consentito per giorni lo sbarco a terra.

"Nessuno deve evitare un processo se accusato di aver commesso reati e questo deve valere anzitutto per un uomo politico - premette Lucano - Essere processati di per sé non va considerata come una cosa infamante; e parlo anche per la mia vicenda personale. Detto questo, per me Salvini da ministro dell'Interno ha avuto un comportamento inaccettabile, che io considero un reato a livello umano e morale e anche politico; vedremo se i giudici riterranno che si sia trattato anche di un reato penale. Il leader della Lega, con il suo delirio di onnipotenza, ha offeso gli esseri umani più umili e fragili, che fuggivano da guerre, repressioni, fame e miserie; li ha costretti a vagare in mare, a restare lontani dai porti, fra inaccettabili sofferenze: questo, per me, è già un reato, un grave reato".

Ora, "i magistrati diranno se dal punto di vista penale è innocente o colpevole, non spetta a me dirlo e non cerco rivincite personali, rivalse politiche o vendette private, nonostante quello che lui ha detto su di me".

Per Mimmo Lucano, "non ci si deve nascondere dietro i ruoli politici e istituzionali per avere immunità particolari. Quando era ministro dell'Interno, Salvini nel suo delirio di onnipotenza pensava di risolvere così facilmente il problema dell'immigrazione, riducendolo a questione di ordine pubblico dietro lo slogan 'prima gli italiani'... Da sindaco di un piccolo Comune della parte più dimenticata della Calabria, dell'Italia e dell'Europa, ho sempre avuto mille dubbi, mille preoccupazioni, mille incertezze nell'affrontare i problemi che la situazione quotidianamente mi poneva davanti. Ma nelle mie decisioni, ho cercato di mettere sempre al primo posto le persone, la singola persona che avevo di fronte. Quante volte invece Salvini ha 'condannato' le persone senza neanche conoscerle... ora tocca a lui, che tante volte ha alimentato odio e paura verso gli immigrati, subire un processo".

Sottolinea il fautore del cosiddetto 'Modello Riace': "Il primo pensiero deve essere quello di non colpire e di non umiliare mai quelle persone, di non infierire mai, per nessuna ragione, sugli ultimi del mondo. In tal senso, ho speso le mie migliori energie e la mia coscienza è a posto. Sapevo che chi sbarcava a Riace non lo faceva a scopo turistico dopo una bella crociera nel Mediterraneo... Ho cercato di immedesimarmi nelle loro sofferenze e nei loro bisogni. Questa è anche cristianità e non a caso ho avuto al mio fianco il vescovo di Locri. Ho agito in buona fede: dopodiché, speriamo sia riconosciuta dai magistrati, che non sempre e non tutti sono migliori dei politici, tanto per parlare chiaro... Sono un garantista, non un giustizialista: per me e per Salvini, per gli immigrati e per tutti gli italiani".