Minaccia super-batteri, alleanza per nuovi antibiotici entro 2030

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Non solo coronavirus. La pandemia di Covid-19 ha mostrato chiaramente al mondo che le malattie infettive rappresentano una seria minaccia per la salute delle persone, per il loro lavoro, per l'economia di un intero Paese, mettendo in seria difficoltà anche i sistemi sanitari più avanzati. Fra le insidie da non sottovalutare quella costituita dai super-batteri resistenti ai farmaci, in preoccupante crescita come evidenziato anche dall'Organizzazione mondiale della sanità, paventando un'apocalisse antibiotica: un'era in cui questi medicinali non avranno più effetto. In questi ultimi anni però la ricerca non si è fermata: oltre 20 importanti aziende biofarmaceutiche hanno annunciato a luglio il lancio di Amr Action Fund, un'alleanza innovativa che punta a rendere disponibili ai pazienti nuovi antibiotici entro il 2030. Questi trattamenti sono necessari con urgenza, per affrontare il rapido aumento di infezioni resistenti agli antibiotici.

"Finora - ricorda il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi all'Adnkronos Salute, in occasione della Settimana mondiale di sensibilizzazione sugli antibiotici - le aziende hanno impegnato 1 miliardo di dollari in finanziamenti per sostenere la ricerca clinica di nuovi antibiotici innovativi mirati a contrastare i batteri più resistenti e le infezioni potenzialmente mortali". Oggi nel mondo sono disponibili circa 740 antimicrobici, di cui 450 sono antibiotici e oltre la metà di questi ultimi sono medicinali ritenuti essenziali dall'Oms. Negli ultimi anni sono state fatte numerose dichiarazioni dalle principali organizzazioni internazionali sulla necessità di disporre il prima possibile di nuove 'armi' per essere pronti a contrastare la minaccia dell’antimicrobico-resistenza.

Anche le istituzioni dell'Unione europea sono intervenute: la Commissione europea nel 2017 ha presentato l'attuale piano d'azione, basato sull'approccio One Health che integra i settori umano, veterinario e ambientale, e oggetto di una Risoluzione del Parlamento europeo nel 2018. Il Consiglio dell'Ue si è espresso a sua volta nel 2019. E sempre nel 2017 anche l'Italia si è dotata di un proprio Piano d'azione nazionale di contrasto all'antimicrobico-resistenza che, seguendo l'approccio 'One Health', propone di fornire un indirizzo coordinato e sostenibile per contrastare il fenomeno dell'antimicrobico-resistenza a livello nazionale, regionale e locale.

Su scala internazionale, l'industria farmaceutica si è proposta come un partner per fornire soluzioni concrete e contribuire così a risolvere il problema. Nel gennaio 2016, durante il World Economic Forum di Davos, oltre 85 aziende biofarmaceutiche e diagnostiche hanno firmato insieme a 9 associazioni industriali (tra cui Efpia, la Farmindustria europea) una Dichiarazione in cui si impegnavano a sollecitare i Governi e il mondo imprenditoriale a intraprendere un'azione globale di lotta alla resistenza antimicrobica. A settembre dello stesso anno, durante l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, a supporto della Dichiarazione di Davos 13 tra le più grandi aziende farmaceutiche hanno rafforzato il loro impegno nella lotta alla resistenza antimicrobica, delineando una Roadmap fino al 2020.

Come risposta alla Call to Action lanciata dalle Nazioni Unite, è stata creata un'Alleanza (Amr Industry Alliance) forte di oltre 100 membri tra industrie biofarmaceutiche e diagnostiche per garantire gli impegni sottoscritti nella Dichiarazione di Davos e nella Roadmap, offrendo soluzioni sostenibili per il contrasto alla resistenza antimicrobica.