Minelli: "Terza dose per tutti, soprattutto per i vaccinati Astrazeneca"

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- (Photo: hp - getty)
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“Sparito il miraggio dell’immunità di comunità e avendo compreso che il Covid-19 sta diventando endemico, possiamo soltanto puntare ad abbassare l’incidenza del contagio: lo strumento è il vaccino, sono le terze dosi per tutti. Perché prima o poi la protezione anticorpale cala, al di là dell’età”. A parlare all’HuffPost è l’immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud-Italia della Fondazione per la Medicina Personalizzata.

Il commento dello specialista arriva in un’Italia dove lo zoccolo duro di No Vax impedisce di aumentare la quota di popolazione vaccinata contro il Covid. Il viatico alternativo allo studio di politica e scienziati è proprio l’estensione della terza dose alle fasce d’età più giovani. Soprattutto ora che i contagi sono in risalita anche in Italia, con un balzo dell’Rt a 0,96 e un aumento dell’incidenza nazionale da 34 a 46 casi per 100 mila abitanti, secondo i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità. Dal 20 al 26/10 risalgono le curve di casi settimanali e ricoveri anche secondo Fondazione Gimbe, che sottolinea come a questo punto appaia più lontano l’obiettivo di raggiungere la quota del 90% di vaccinati entro l’anno. Anche se la crescita potrebbe parzialmente essere legata all’incremento dei tamponi totali, l’aumento del tasso di positività di quelli molecolari e dei ricoveri (+181) indicano una maggior circolazione del virus.

In questo quadro, a sottolineare l’utilità di una terza dose estesa giungono voci di autorità ed esperti. “Basta inseguire i No Vax, difendiamo i vaccinati con la terza dose. Con quei 6-7 milioni di non vaccinati è un dialogo tra sordi. L’obiettivo è fermare la pandemia dei vaccinati, alzando il muro di protezione quasi al 100% con la terza dose”, ha dettoil professor Roberto Battiston, fisico, intervistato da Linda Varlese su HuffPost. Il fisico ha spiegato che “con la doppia vaccinazione, la protezione dall’infezione è di circa il 78%: anche se le conseguenze gravi sono molto attenuate, la trasmissione del virus invece è presente. Essendo i vaccinati di gran lunga la maggioranza della popolazione, la frazione che può ammalarsi contribuisce certamente alla circolazione del virus. Con la terza dose questa capacità di diffusione si riduce a una percentuale minore del 5% e cambia completamente la dinamica”.

Concorda l’immunologo Mauro Minelli, che all’HuffPost specifica però come “bisogna cominciare ad uscire dalla limitazione concettuale delle dosi numerate che, a ogni cifra progressiva, non mancherà di suscitare reazioni emotive anche comprensibili. Dobbiamo porci nell’ottica di idee che probabilmente avremo bisogno di un’immunoprotezione stabile e duratura ancora per molto tempo, con richiami probabilmente annuali. Proprio come avviene per l’influenza”.

Quando dovranno vaccinarsi anche i più giovani? “Per quanto riguarda l’Italia sappiamo che il picco delle vaccinazioni si è verificato tra aprile e luglio 2021: questo vuol dire tra novembre e febbraio 2022, a distanza di sei mesi, potremmo iniziare a risentire del calo della protezione anticorpale garantita dai vaccini. Per questo sarà fondamentale procedere con i richiami, o terze dosi. In questa stagione invernale i vaccini, sia quello anti-Covid che quello antinfluenzale, saranno fondamentali”, spiega Minelli.

“Dobbiamo correre con le terze dosi anche per i più giovani, soprattutto gli immunizzati con AstraZeneca [...] Stiamo per pubblicare uno studio di Giovanni Corrao, professore di Statistica medica all’università Bicocca di Milano, da cui emerge che l’immunità nei vaccinati con AstraZeneca cala più rapidamente rispetto a quella nei pazienti protetti con Pfizer o Moderna. In base a questi dati dico agli over 60 che hanno ricevuto AstraZeneca di sbrigarsi con la terza dose, se sono già trascorsi 6 mesi dall’ultima iniezione. E vanno coinvolti anche gli under 60 e gli insegnanti immunizzati con questo farmaco. Mi auguro che il ministero della Salute ci autorizzi a farlo presto”, ha detto invece Guido Bertolaso, coordinatore della campagna di vaccinazioni lombarda, intervistato dal Corriere della Sera.

Minelli, responsabile per il Sud-Italia della Fondazione per la Medicina Personalizzata, commenta le parole di Bertolaso: “Sono convinto della bontà di quest’affermazione. Ci sono dati ufficiali che fanno riferimento a Johnson&Johnson, vaccino assimilabile ad AstraZeneca in quanto anch’esso a vettore virale, che mostrano come a tre mesi dal vaccino molti soggetti monitorati mostrassero una riduzione della protezione anticorpale”.

“Tenendo conto del fatto che AstraZeneca che ripetiamo, proprio come J&J è un vaccino a vettore adenovirale, è stato somministrato non solo agli over 60 ma anche a under 60 che fanno parte di categorie particolarmente esposte come il corpo docente, ritengo sia utile procedere con un terzo dosaggio al più presto. Eventualmente anche in modalità eterologa con vaccino a mRNA, che tra l’altro ha dimostrato di essere scelta efficace, sicura ed in grado di generare una risposta immunologica più completa”, aggiunge l’immunologo.

Quanto pesa la quota di non vaccinati sulla situazione epidemiologica? L’immunologo risponde: “Sappiamo che una protezione più che efficace è raggiunta col 90% dell’intera popolazione vaccinata. Ora noi ci siamo sull’84-85%, ma di soggetti over 12. Rimangono i non vaccinati delle varie fasce d’età ma anche gli under 12, di cui va tenuto conto per diversi motivi. Innanzitutto perché in tutto il mondo sono state oltre 800 le vittime per Covid che non avevano compiuto neanche 18 anni. E poi perché nelle ultime settimane si è verificato un notevole incremento dei casi di Covid in età pediatrica, che hanno superato numericamente anche quelli registrati nella popolazione anziana; tra l’altro, i più giovani, si sa, possono rappresentare veicolo di infezioni per gli altri”. “Per questo è importante vaccinare anche i bambini, nelle fasce d’età per cui sarà previsto. Sugli effetti e i rischi legati alla vaccinazione pediatrica, ricordo che l’incidenza di miocarditi e pericarditi è trenta volte più frequente quando causata da infezione da Covid”, conclude Minelli.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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