Minneapolis "salva" la Polizia, non riesce la vendetta di Black Lives Matter

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Candles and signs are seen during a candlelight vigil at George Floyd Memorial Square in Minneapolis, Minnesota, on May 25, 2021. (Photo: KEREM YUCEL via Getty Images)
Candles and signs are seen during a candlelight vigil at George Floyd Memorial Square in Minneapolis, Minnesota, on May 25, 2021. (Photo: KEREM YUCEL via Getty Images)

Gli abitanti di Minneapolis, la città al centro delle cronache mondiali per l’uccisione dell’afroamericano George Floyd soffocato dal ginocchio del poliziotto bianco Derek Chauvin, hanno deciso di tenersi stretto il loro Dipartimento di polizia. Martedì gli elettori hanno bocciato – con il 56% dei voti - una proposta di riforma per trasformarlo in un nuovo “Dipartimento di Pubblica Sicurezza” che avrebbe adottato un approccio “olistico” al crimine, scrive il New Times. La misura prevedeva uno stravolgimento totale nell’organizzazione delle forze dell’ordine, con l’intento di spostare il focus sulla prevenzione della criminalità: le funzioni del nuovo Dipartimento sarebbero state determinate dal sindaco e dal consiglio comunale; sarebbero stati cancellati i livelli minimi di agenti e assegnate molte più risorse per reclutare psicologi e operatori sociali. Ma i cittadini di Minneapolis - una città che sta affrontando il maggior numero di omicidi dalla metà degli anni ’90 – hanno detto “no grazie: vogliamo che la polizia cambi, ma vogliamo anche che resti”.

Oggi il Dipartimento di polizia di Minneapolis è circa un terzo più piccolo di quanto fosse prima dell’uccisione di Floyd. E in questo arco di tempo i crimini e le violenze sono aumentate, come scrivevamo già nel marzo scorso. È bastata questa semplice osservazione a convincere gli elettori a non avventurarsi in terreni sconosciuti e potenzialmente ancora più rischiosi.

Dopo l’omicidio di Floyd, nel maggio 2020, ci sono stati molti appelli a “smantellare la polizia” a Minneapolis e in altre città degli Stati Uniti. Il voto di Minneapolis segna la sconfitta dello slogan “Defund the Police” - togliere fondi alla polizia - da cui gli stessi attivisti del movimento Black Lives Matter – da tempo alle prese con una crisi di crescita – si erano in parte dissociati.

La bocciatura arriva nello stesso giorno in cui a New York e Boston si festeggiano due vittorie significative per i democratici e le minoranze etniche, in una giornata decisamente grigia per la presidenza Biden. L’afroamericano Eric Adams ha vinto, come ci si aspettava, la corsa a sindaco di New York, diventando il secondo sindaco nero della città dopo David Dinkins, che ricoprì l’incarico dal 1990 al 1993: suggestiva la coincidenza del suo precedente impiego come capo di polizia. A Boston, invece, fa la storia Michelle Wu, figlia di immigrati taiwanesi, eletta prima sindaca e asiatico-americana alla guida della città. Dagli anni Trenta la città è sempre stata guidata da una serie ininterrotta di uomini irlandesi-americani o italoamericani. L’elezione della 36enne Wu è una boccata d’aria fresca: le sue proposte comprendono, anche qui, una riforma radicale del Dipartimento di polizia, un servizio gratuito nel sistema di trasporto pubblico di Boston, la riscrittura delle regole urbanistiche della città, aiuti per gli abitanti che hanno un reddito basso e il ripristino del controllo degli affitti che dal 1994 è illegale nel Massachusetts.

Tornando a Minneapolis, lo stesso sindaco democratico Jacob Frey ha votato contro la contestata riforma. Commentando i risultati elettorali, che lo vedono incamminarsi verso il ballottaggio, ha accolto con favore la parte riguardante le forze dell’ordine. “Abbiamo bisogno di un profondo cambiamento strutturale della polizia in America”, ha dichiarato ai suoi sostenitori, secondo il Washington Post. “Allo stesso tempo, dobbiamo assicurarci che la polizia lavori direttamente con la comunità per garantire la nostra sicurezza”.

Leili Fatehi, responsabile della campagna per All of Mpls che si è impegnata contro lo scioglimento del Dipartimento, ha affermato che gli elettori hanno dato un chiaro mandato per continuare a lavorare sulle riforme all’interno della struttura. Ha osservato che nessuna delle due parti è soddisfatta dello status quo della polizia in città, ma non sono d’accordo sul modo migliore per apportare modifiche. “Quello che vogliamo che accada dopo è che i residenti di Minneapolis si uniscano per ritenere il prossimo sindaco e consiglio comunale responsabili di rimboccarsi le maniche e fare quel duro lavoro senza indugio”, ha spiegato Fatehi.

Minneapolis è stata spinta al centro del dibattito sulla giustizia razziale negli Stati Uniti nel maggio del 2020, quando l’ufficiale Derek Chauvin provocò la morte per soffocamento di George Floyd tenendogli premuto un ginocchio sul collo per oltre nove minuti. Chauvin è stato condannato a giugno a 22 anni e mezzo di reclusione. Altri tre agenti accusati della morte di Floyd sono stati processati a marzo.

JaNaé Bates, leader della campagna Yes4Minneapolis che ha sostenuto la creazione del nuovo Dipartimento per la sicurezza, ha detto ai sostenitori che, malgrado la sconfitta, la conversazione sulla polizia è cambiata per sempre. “La gente di Minneapolis merita di avere un’agenzia di polizia che sia responsabile e trasparente, e questo non è quello che abbiamo oggi”, ha dichiarato. “Continueremo a spingere per la nostra gente.”

I democratici, normalmente uniti nella città in gran parte progressista del Midwest, si sono divisi sulla questione. Molti temevano che sciogliere il Dipartimento avrebbe fornito un facile foraggio elettorale per i repubblicani in tutto il Paese, in vista delle elezioni congressuali di Midterm del novembre 2022. Oltre al sindaco Frey, si sono opposti alla misura il capo della polizia di Minneapolis Medaria Arradondo, la senatrice statunitense Amy Klobuchar del Minnesota e il governatore Tim Walz. Alcuni dei progressisti più noti dello Stato – come la deputata Ilhan Omar e il procuratore generale del Minnesota Keith Ellison, che ha supervisionato l’accusa di Chauvin - hanno sostenuto la riforma. A livello nazionale, il messaggio che arriva da Minneapolis è chiaro: la giustizia sociale e razziale resta una battaglia chiave per i Dem, ma da combattere con l’arma del pragmatismo anziché a colpi di slogan.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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