Minniti: cambiare accordo con Libia, foreign fighters da Siria

Ska

Roma, 19 ott. (askanews) - "In pieno allarme rosso, con il rischio di una drammatica crisi umanitaria e della liberazione in Siria di migliaia di foreign fighter che per tornare in Europa possono passare dalla Libia, strappare unilateralmente gli accordi con Tripoli può destabilizzare ancora di più". Lo afferma l'ex ministro dell'Interno Marco Minniti (Pd), che siglò l'accordo con la Libia.

"Non poteva e non può esser lasciato il peso della sicurezza sulle spalle della Guardia costiera libica", sosteiene Minniti.

Con la guerra turca in Siria, afferma in una intervista a Repubblica, "il rischio è una drammatica crisi umanitaria ma non perché Erdogan 'libera' i siriani che sono ora in Turchia. Ospitalità peraltro frutto di accordi per cui l'Europa ha versato 6 miliardi di euro ad Ankara. La crisi umanitaria può venire da coloro che scappano dalla Siria del Nord, dove ci sono 300 mila sfollati. Se dovesse esserci un conflitto diretto tra siriani e turchi, marciamo sull'orlo dell'abisso. E poi c'è la liberazione dei foreign fighter". Un effetto domino? "Sì, questo rischio è molto forte. Una delle rotte che i foreign fighter possono seguire verso l'Europa è l'Africa settentrionale. Il combinato disposto della crisi siriana e della guerra civile in atto in Libia può fare diventare alcuni territori libici un rifugio sicuro per i terroristi dell'Islamic State che scappano dalla Siria".

Gli accordi "consentono oggi all'Onu di operare in Libia, senza di questo mancherebbero i presupposti più elementari di qualsivoglia missione umanitaria. Ma ora va rimessa in mare la missione Sophia che aveva come obiettivo il contrasto ai trafficanti di esseri umani e il presidio del Mediterraneo".

Secondo Minniti bisogna "cambiare i decreti sicurezza. Non lo dico per partecipare alla moda di piantare la propria bandierina. Con i due decreti sicurezza i giallo-verdi hanno di fatto cancellato la parola integrazione dal vocabolario del nostro paese. Ma la storia ci ha insegnato che un paese che meglio integra è un paese più sicuro. Un disegno che va completato con lo ius soli che è, vorrei ricordarlo, una legge non sull'immigrazione, ma sull'integrazione".