Minori: Malan (Fi) su caso Sofia, 'bimba allontanata da madre per cause folli'

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"Sofia è stata allontanata dalla sua famiglia per ragioni che per quanto espresse sui documenti ufficiali sono assolutamente folli. Una storia che, se non viene provata la fondatezz a di questo provvedimento ha tutto l'aspetto del rapimento. Come per Bibbiano". Lo dice all'Adnkronos Lucio Malan, senatore di Forza Italia ed autore della interrogazione presentata la settimana scorsa ai ministri della Salute, della Giustizia e delle Politiche Sociali su 'Sofia', nome immaginario della bambina bulgara strappata alla madre un anno fa e per cui sabato prossimo è stata indetta una manifestazione a Roma nei pressi del ministero di Giustizia da Rete sociale Aps, di cui Malan è presidente.  "Sono stato nella struttura che ospita la bambina a Ladispoli e devo dire che è assolutamente ineccepibile - ci tiene a precisare Malan - Ma le ragioni espresse sui documenti ufficiali per cui Sofia è stata strappata alla madre sono folli - esclama - Si parla di pidocchi, rasatura a causa dei pidocchi, 27 giorni di assenza da scuola per la pediculosi, di non meglio precisata sporcizia in casa, verificata a seguito di una unica e sola visita domiciliare il giorno prima dell'allontanamento del minore dalla famiglia. Due sono le cose - ironizza Malan - O non hanno scritto cose vere o è insufficiente ciò che hanno scritto e per cui hanno emesso il provvedimento". Malan racconta di avere visto personalmente le fotografie: "La casa era tra il decoroso e il lussuosetto - descrive - C'erano delle scatole, d'altronde la famiglia stava per traslocare. Sporcizia? Può accadere in qualunque famiglia ma non era 'un abituro'. Io non capisco. Perchè - soggiunge il senatore di Forza Italia - l'intervento dei servizi sociali non è stato: pulite la casa, utilizzate dei rimedi più moderni alla pediculosi anzichè la rasatura, vestitela meglio". Invece cosa hanno fatto? "Ad un giorno dall'unica ispezione eseguita, nel giorno del compleanno della piccola, la portano via!". "Da allora, il 28 giugno 2018, fino al maggio 2019 la bimba vede la madre due volte a settimana. Non può però incontrare il patrigno, né la nonna materna né la bisnonna o gli amici. E adesso - prorompe Malan - beffa della sorte non può più vedere neanche la madre che le avrebbe recentemente detto cose poco piacevoli sui servizi sociali! Il 3 luglio - prosegue il senatore - il magistrato ha stabilito che gli incontri tra madre e figlia devono essere ripristinati ma sono passati venti giorni e la bimba non ha ancora visto la madre. Un'attesa che lascia perplessi - constata il senatore - data la sollecitudine e repentinità con cui la bambina è stata allontanata dalla mamma il giorno dopo il suo compleanno". La storia di Sofia e da ultimo l'impossibilità della bambina di incontrare da quasi 2 mesi la madre sono infatti eloquenti: "La maggior parte delle famiglie non racconta ciò che subisce: ha paura delle rivalse, di non vedere più i figli. Mi chiedo e non capisco perchè talvolta in casi come quello di Bibbiano tra le ipotesi di reato non ci sia anche quello di sequestro di persona. Episodi di questo tipo, se non viene provata la fondatezza del provvedimento, hanno infatti tutto l'aspetto del rapimento".  Sofia, nata nel 2007 in Bulgaria, è cittadina bulgara di madre bulgara. Nel 2012 si è trasferita in Italia con la propria mamma ed un uomo, con cui la madre ha contratto matrimonio e che dal 2012 si è fatto carico delle funzioni di padre per la minore poiché quello biologico è rimasto pressoché assente nella vita della piccola. Nel maggio 2018 il servizio sociale, è contattato dalla scuola della minore ed è stato informato di una protratta assenza della bambina per 27 giorni a causa di problematiche legate alla pediculosi. La scuola aveva parlato di un presunto cattivo odore sui vestiti della piccola e di un non meglio circostanziato abbigliamento, inadeguato all’età.  A seguito di un unico incontro conoscitivo con la madre e il marito della donna in una visita domiciliare, il giorno dell'undicesimo compleanno della bambina, i servizi sociali hanno denunciato sporcizia e disordine in casa ed il giorno successivo allontanato la bambina dalla madre. A nulla sono valse le spiegazioni dei genitori che adducevano la sporcizia al fatto di avere appena terminato i lavori di ristrutturazione in casa e di essere in procinto di partire per trasferirsi nuovamente in Bulgaria, cosa facilmente desumibile dal fatto che gran parte delle suppellettili era stata imballata. Di contro, secondo quanto riferito nell'interrogazione, "l’abitazione è più che decorosa (certificata di classe energetica A) con ampia e graziosa stanza per la bambina; i coniugi avevano riferito al servizio sociale la forte inimicizia che vi era tra loro e la scuola e in particolare con il dirigente scolastico; il contrasto, sfociato in alcune denunce penali presentate a carico del dirigente scolastico; i coniugi avevano inoltre anche protestato perché nella scuola era stata imposta come lingua obbligatoria il rumeno anziché l'inglese, disponibile solo a pagamento".  "A seguito della sola visita domiciliare - prosegue il documento - il giorno successivo, il 28 giugno 2018, senza alcun altra indagine o istruttoria che potesse coinvolgere le altre figure parentali, come la nonna e la bisnonna con cui la bambina stava nel periodo estivo, le assistenti sociali con l'assessore alle Politiche sociali del comune di Ladispoli, carabinieri e vigili urbani, in uniforme e armati si sono presentati presso l’abitazione familiare ed hanno collocato la bambina in un istituto gestito da una suora".  Da allora la bambina ha potuto incontrare esclusivamente la madre due volte a settimana. "E' stata costretta a servire - si legge - come chierichetta le funzioni domenicali nonostante sia di religione ortodossa e obbligata a non parlare alla madre in lingua bulgara come aveva sempre fatto, ma solo - innaturalmente - in italiano".  "Ad oltre un anno dall'allontanamento - riferisce il documento - non è stato previsto né attuato alcun progetto di sostegno, contrariamente a quanto prescrive la legge; al contrario, la madre (a seguito delle sue richieste e contestazioni relative a comportamenti inadeguati della suora responsabile della casa famiglia e a una cicatrice trovata nella schiena della bambina) ha ricevuto dalla responsabile del servizio sociale una lettera che le proibisce totalmente di incontrare la figlia senza altra motivazione che 'a seguito degli ultimi eventi'". "Il sito internet dell’Istituto cui fa capo la struttura dove Sofia è confinata, ha pubblicato dopo la scorsa Pasqua, in ostentato sfregio alla privacy e alla famiglia - si legge nella interrogazione del senatore Fi - un articolo intitolato “Pasqua a Ladispoli”, fatto passare come scritto dalla stessa Sofia, recante il vero nome della minore, il fatto di essere a Ladispoli e di essere bulgara, oltre a una fotografia della bambina stessa, sia pure con il volto poco visibile, rendendola perciò facilmente identificabile; nel testo le si fa dire di essere molto contenta del fatto che, mentre gli altri bambini sono in famiglia per le vacanze, lei può godere delle coccole delle suore, che le piace tanto stare vicino al sacerdote e che suor A.M. è il capo di tutti e di tutte mentre lei (la piccola) deve solo ubbidire". "Il sindaco di Ladispoli - prosegue Malan nella interrogazione - benché nominato tutore legale di Sofia, non ha mai risposto alle accorate lettere di sua madre. Il Tribunale per i Minorenni ha avallato la sconcertante condotta del servizio sociale basandosi esclusivamente su generiche e non documentate relazioni dei servizi stessi; Sofia, in oltre un anno, non è mai stata ascoltata dall'autorità giudiziaria, pertanto, quando e se lo sarà, le sue parole potrebbero essere assai poco attendibili".

"Sofia è stata allontanata dalla sua famiglia per ragioni che per quanto espresse sui documenti ufficiali sono assolutamente folli. Una storia che, se non viene provata la fondatezz a di questo provvedimento ha tutto l'aspetto del rapimento. Come per Bibbiano". Lo dice all'Adnkronos Lucio Malan, senatore di Forza Italia ed autore della interrogazione presentata la settimana scorsa ai ministri della Salute, della Giustizia e delle Politiche Sociali su 'Sofia', nome immaginario della bambina bulgara strappata alla madre un anno fa e per cui sabato prossimo è stata indetta una manifestazione a Roma nei pressi del ministero di Giustizia da Rete sociale Aps, di cui Malan è presidente.  

"Sono stato nella struttura che ospita la bambina a Ladispoli e devo dire che è assolutamente ineccepibile - ci tiene a precisare Malan - Ma le ragioni espresse sui documenti ufficiali per cui Sofia è stata strappata alla madre sono folli - esclama - Si parla di pidocchi, rasatura a causa dei pidocchi, 27 giorni di assenza da scuola per la pediculosi, di non meglio precisata sporcizia in casa, verificata a seguito di una unica e sola visita domiciliare il giorno prima dell'allontanamento del minore dalla famiglia. Due sono le cose - ironizza Malan - O non hanno scritto cose vere o è insufficiente ciò che hanno scritto e per cui hanno emesso il provvedimento". 

Malan racconta di avere visto personalmente le fotografie: "La casa era tra il decoroso e il lussuosetto - descrive - C'erano delle scatole, d'altronde la famiglia stava per traslocare. Sporcizia? Può accadere in qualunque famiglia ma non era 'un abituro'. Io non capisco. Perchè - soggiunge il senatore di Forza Italia - l'intervento dei servizi sociali non è stato: pulite la casa, utilizzate dei rimedi più moderni alla pediculosi anzichè la rasatura, vestitela meglio". Invece cosa hanno fatto? "Ad un giorno dall'unica ispezione eseguita, nel giorno del compleanno della piccola, la portano via!". 

"Da allora, il 28 giugno 2018, fino al maggio 2019 la bimba vede la madre due volte a settimana. Non può però incontrare il patrigno, né la nonna materna né la bisnonna o gli amici. E adesso - prorompe Malan - beffa della sorte non può più vedere neanche la madre che le avrebbe recentemente detto cose poco piacevoli sui servizi sociali! Il 3 luglio - prosegue il senatore - il magistrato ha stabilito che gli incontri tra madre e figlia devono essere ripristinati ma sono passati venti giorni e la bimba non ha ancora visto la madre. Un'attesa che lascia perplessi - constata il senatore - data la sollecitudine e repentinità con cui la bambina è stata allontanata dalla mamma il giorno dopo il suo compleanno". 

La storia di Sofia e da ultimo l'impossibilità della bambina di incontrare da quasi 2 mesi la madre sono infatti eloquenti: "La maggior parte delle famiglie non racconta ciò che subisce: ha paura delle rivalse, di non vedere più i figli. Mi chiedo e non capisco perchè talvolta in casi come quello di Bibbiano tra le ipotesi di reato non ci sia anche quello di sequestro di persona. Episodi di questo tipo, se non viene provata la fondatezza del provvedimento, hanno infatti tutto l'aspetto del rapimento".  

Sofia, nata nel 2007 in Bulgaria, è cittadina bulgara di madre bulgara. Nel 2012 si è trasferita in Italia con la propria mamma ed un uomo, con cui la madre ha contratto matrimonio e che dal 2012 si è fatto carico delle funzioni di padre per la minore poiché quello biologico è rimasto pressoché assente nella vita della piccola. Nel maggio 2018 il servizio sociale, è contattato dalla scuola della minore ed è stato informato di una protratta assenza della bambina per 27 giorni a causa di problematiche legate alla pediculosi. La scuola aveva parlato di un presunto cattivo odore sui vestiti della piccola e di un non meglio circostanziato abbigliamento, inadeguato all’età.  

A seguito di un unico incontro conoscitivo con la madre e il marito della donna in una visita domiciliare, il giorno dell'undicesimo compleanno della bambina, i servizi sociali hanno denunciato sporcizia e disordine in casa ed il giorno successivo allontanato la bambina dalla madre. A nulla sono valse le spiegazioni dei genitori che adducevano la sporcizia al fatto di avere appena terminato i lavori di ristrutturazione in casa e di essere in procinto di partire per trasferirsi nuovamente in Bulgaria, cosa facilmente desumibile dal fatto che gran parte delle suppellettili era stata imballata. 

Di contro, secondo quanto riferito nell'interrogazione, "l’abitazione è più che decorosa (certificata di classe energetica A) con ampia e graziosa stanza per la bambina; i coniugi avevano riferito al servizio sociale la forte inimicizia che vi era tra loro e la scuola e in particolare con il dirigente scolastico; il contrasto, sfociato in alcune denunce penali presentate a carico del dirigente scolastico; i coniugi avevano inoltre anche protestato perché nella scuola era stata imposta come lingua obbligatoria il rumeno anziché l'inglese, disponibile solo a pagamento".  

"A seguito della sola visita domiciliare - prosegue il documento - il giorno successivo, il 28 giugno 2018, senza alcun altra indagine o istruttoria che potesse coinvolgere le altre figure parentali, come la nonna e la bisnonna con cui la bambina stava nel periodo estivo, le assistenti sociali con l'assessore alle Politiche sociali del comune di Ladispoli, carabinieri e vigili urbani, in uniforme e armati si sono presentati presso l’abitazione familiare ed hanno collocato la bambina in un istituto gestito da una suora".  

Da allora la bambina ha potuto incontrare esclusivamente la madre due volte a settimana. "E' stata costretta a servire - si legge - come chierichetta le funzioni domenicali nonostante sia di religione ortodossa e obbligata a non parlare alla madre in lingua bulgara come aveva sempre fatto, ma solo - innaturalmente - in italiano".  

"Ad oltre un anno dall'allontanamento - riferisce il documento - non è stato previsto né attuato alcun progetto di sostegno, contrariamente a quanto prescrive la legge; al contrario, la madre (a seguito delle sue richieste e contestazioni relative a comportamenti inadeguati della suora responsabile della casa famiglia e a una cicatrice trovata nella schiena della bambina) ha ricevuto dalla responsabile del servizio sociale una lettera che le proibisce totalmente di incontrare la figlia senza altra motivazione che 'a seguito degli ultimi eventi'". 

"Il sito internet dell’Istituto cui fa capo la struttura dove Sofia è confinata, ha pubblicato dopo la scorsa Pasqua, in ostentato sfregio alla privacy e alla famiglia - si legge nella interrogazione del senatore Fi - un articolo intitolato “Pasqua a Ladispoli”, fatto passare come scritto dalla stessa Sofia, recante il vero nome della minore, il fatto di essere a Ladispoli e di essere bulgara, oltre a una fotografia della bambina stessa, sia pure con il volto poco visibile, rendendola perciò facilmente identificabile; nel testo le si fa dire di essere molto contenta del fatto che, mentre gli altri bambini sono in famiglia per le vacanze, lei può godere delle coccole delle suore, che le piace tanto stare vicino al sacerdote e che suor A.M. è il capo di tutti e di tutte mentre lei (la piccola) deve solo ubbidire". 

"Il sindaco di Ladispoli - prosegue Malan nella interrogazione - benché nominato tutore legale di Sofia, non ha mai risposto alle accorate lettere di sua madre. Il Tribunale per i Minorenni ha avallato la sconcertante condotta del servizio sociale basandosi esclusivamente su generiche e non documentate relazioni dei servizi stessi; Sofia, in oltre un anno, non è mai stata ascoltata dall'autorità giudiziaria, pertanto, quando e se lo sarà, le sue parole potrebbero essere assai poco attendibili".