"Mio fratello Stefano morto da solo come un cane, pensando che la sua famiglia lo avesse abbandonato. Non perdonerò mai"

Fabio Luppino
·Ufficio centrale HuffPost
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(Photo: Awakening via Getty Images)
(Photo: Awakening via Getty Images)

“Non perdonerò mai che mio fratello Stefano sia morto tra dolori atroci, da solo, solo come un cane, pensando che la sua famiglia, che sempre c’era stata, lo avesse abbandonato”. Lo ha detto Ilaria Cucchi, sorella del geometra romano morto nell’ottobre del 2009, sentita come testimone nel processo che vede imputati otto carabinieri accusati di presunti depistaggi alle indagini. Ilaria ha mostrato in aula una foto del cadavere del fratello.
“Il suo viso dopo la morte era qualcosa di agghiacciante, mi colpì l’espressione che raccontava la solitudine, il dolore, l’umiliazione”, ha aggiunto la donna ricordando che lei e il fratello erano “legatissimi, era la persona che più amavo al mondo”. E ancora: “la decisione di fare scattare e rendere pubblica quella foto fu difficile. Dovetti discutere con i miei genitori, mia madre diceva ’Stefano non avrebbe mai voluto mostrarsi così e io le risposi ’Stefano non sarebbe mai voluto morire così. Capii che dovevamo dimostrare che Stefano stava bene prima dell’arresto e il giorno del funerale decidemmo di fare scattare quelle foto. Se non lo avessimo fatto, non saremmo a questo punto”.

“Il primo processo fu un incubo, un processo a mio fratello, un processo a un morto. A ogni udienza pensavo: ‘Stefano mio a cosa ti stanno sottoponendo’”. La testimonianza di ilaria Cucchi. “Si parlava di tutto fuorché del motivo per cui eravamo lì: della vita di Stefano, della sua magrezza, persino di che fine aveva fatto la sua cagnetta e anche dei rapporti nella nostra famiglia”, ha sottolineato. “A un certo punto- ha detto ancora Ilaria riferendosi a un consulente medico legale- ho sentito parlare anche di ‘frattura da bara’, come se mio fratello se la fosse fatta da morto. La sentenza di primo grado stabilì che la morte di Stefano era da attribuire a...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.