"Mio padre Enzo Jannacci elettrizzato dopo 'La Rossa' per Milva"

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"Mio padre, Enzo Jannacci, era addirittura elettrizzato, sembrava che saltasse felicemente sopra i carboni ardenti, dopo aver composto 'La Rossa', il brano 'cucito su misura' per Milva, con cui ha condiviso quel progetto in modo molto partecipe e interattivo, riadattando una precedente canzone, 'La giostra', come mi ha anche rivelato in seguito". E' quanto rievoca all'AdnKronos il figlio Paolo Jannacci, nel giorno che segna la scomparsa della grande interprete della canzone italiana.

"La parabola artistica di Milva io l'ho conosciuta più da ragazzino, quando mio padre compose 'La Rossa' non avevo neanche dieci anni e lei era una cantante di successo già da molto tempo - premette Paolo Jannacci - ma da più grande, quando lei si era già ritirata dalla scena musicale, mi sono reso davvero conto della sua grande qualità timbrica, della potenza vocale, dell'intensità interpretativa che aveva questa donna così bella e così particolare, unica nel suo genere".

Soprattutto, aggiunge, Paolo Jannacci, "l'ho molto apprezzata quando ha voluto perpetuare, anche a costo di rimetterci in termini di facile popolarità, questa sua volontà di lavorare su testi importanti, ostici, difficili, impegnativi. Ha desiderato misurarsi su un livello elevato e non era una scelta facile dal punto di vista artistico. Ma poi, quando iniziava a cantare, metteva d'accordo tutti".

Come scrisse Enzo Jannacci, nel suo brano, "quando la Rossa cominciò a cantar, si fece un gran silenzio e tosto si fece buio come a mezzogiorno: sparivano microfoni e lustrini quando la rossa cominciò a cantar". Per proseguire con un profetico "Poi lei si lasciò impallidire e poi le venne da morire e poi fu come andare in fondo al mare, finché l'applauso svanì"... "Questa sera - confida ancora Paolo Jannacci - riascolterò quel brano, per ricordare Milva e il mio papà...".

(di Enzo Bonaiuto)