Missioni militari, Sindacato: non ci fidiamo dei generali

Red/Nav

Roma, 11 nov. (askanews) - "Non ci fidiamo delle dichiarazioni dei vertici militari e chiediamo che sia immediatamente istituita una Commissione di inchiesta parlamentare sulle reali modalità di partecipazione dei contingenti italiani alle azioni militari all'estero". Lo affermano in una nota Luca Marco Comellini e Grazioso Cosentino, segretario generale e segretario generale aggiunto del Sindacato dei Militari.

"Perché i militari rimasti feriti nell'attacco di ieri erano appiedati e non erano invece a bordo dei loro mezzi blindati? Cosa fanno realmente i nostri soldati in Iraq e nelle altre missioni in corso nei teatri di guerra? Sono queste le legittime domande che ci poniamo, evidentemente non da soli, a seguito delle notizie di stampa sull'evento in cui ieri, in Iraq, sono rimasti coinvolti 5 nostri colleghi. Dalle notizie che si rincorrono in queste ore abbiamo appreso che sono tutti membri dei Corpi speciali dell'Esercito e della Marina Militare e che la diffusione dei loro nomi ha creato non poca preoccupazione nei vertici militari, ancor più di quanta ne abbiano avuta per le condizioni e i danni fisici che i 5 soldati hanno subito a causa dell'esplosione dell'ordigno, se di esplosione si è realmente trattato".

"Siano fermamente convinti che non esista alcuna ragione che impedisca ai vertici militari di chiarire all'opinione pubblica e al Parlamento quale sia il reale impegno dei nostri soldati in quelle missioni di guerra, perché di tali si tratta. Abbiamo il fondato timore che il vertice militare non ci abbia raccontato tutta la verità ed abbia impartito ordini sulla modalità di eseguzione dell'operazione di cui discutiamo senza una adeguata valutazione dei rischi. Non vorremmo che, che anche in questa circostanza, i generali abbiano deciso di attuare la stessa politica di integrazione, 'militari tra la gente e per la gente', che fu causa delle terribili conseguenze dell'attacco alla base 'Maestrale' a Nassiriya il 12 novembre 2003. Per queste ragioni, nelle prossime ore presenteremo ai Presidenti della Camera e del Senato una petizione affinché sia istituita la Commissione di inchiesta parlamentare".