I "misteri" sul documento dell'Oms che cambiò la definizione di caso covid

Manuela D'Alessandro
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AGI -  Il cambiamento della definizione di caso sospetto Covid dal 22 al 27 gennaio 2020 da parte del Ministero della Salute era basato su una circolare Oms del 21 gennaio.

Nei giorni scorsi, l'avvocato Consuelo Locati, che guida il pool di legali impegnati per conto dei familiari delle vittime in una causa civile contro il governo, aveva denunciato l'irreperibilità del documento dell'Oms a cui fa riferimento il dirigente del Ministero Francesco Maraglino in una mail dell'aprile 2020 nella quale spiegava che il “21 gennaio l'Oms ha rivisto la definizione di caso, cosa che noi abbiamo recepito nella circolare del 27 gennaio”. Le linee guida, lette dall'AGI e acquisite dalla Procura di Bergamo, invece esistono anche se non compaiono sul sito dell'Oms. 

"Un documento con varie stranezze"

Locati fa notare alcune “stranezze” su  di esso a cominciare dal fatto che “il numero progressivo di queste linee guida (il numero è 3, ndr) è identico a quelle del 31 gennaio, identiche anche nel contenuto. Perché produrre due documenti uguali a distanza di dieci giorni?”.

L'indicazione contenuta nelle linee guida dell'Organizzazione il 21 gennaio  viene riportata fedelmente nella circolare del 29 gennaio che ‘restringe' di molto la nozione di paziente con sintomi respiratori limitandola a chi ha avuto contatti ed escludendo da questo novero le persone che “manifestano un decorso clinico insolito o inaspettato, soprattutto un deterioramento improvviso nonostante un trattamento adeguato, senza tener conto del luogo di residenza o storia di viaggio”. Tuttavia Locati solleva la questione di alcune “anomalie”. 

“La prima domanda da farsi è perché se l'Oms dava queste indicazioni il 21 gennaio il giorno dopo viene presa tutt'altra strada e solo 5 giorni dopo si recepisce il cambiamento. Perché poi Francia e Inghilterra mantengono una definizione ‘ampia' di caso sospetto e nei loro documenti ufficiali non compare nessun riferimento a queste linee guida del 21 gennaio?”.

C'è poi l'elemento formale che non convince il legale che rappresenta assieme ai colleghi 500 familiari: “Il numero progressivo delle linee guida del 21 gennaio è identico a quello delle linee guida del 31 gennaio. Per quale ragione a distanza di 10 giorni l'Oms produce linee guida identiche, che bisogno c'era di un nuovo documento se nulla era cambiato?”.

"Così si è agevolata la diffusione del virus"

L'ipotesi di Locati è che avere ristretto la definizione di caso sospetto “abbia compromesso l'individuazione immediata del contagio, la sorveglianza epidemiologica e quindi facilitato la diffusione latente del virus, soprattutto in Lombardia e nel bergamasco e bresciano”. 

Identica perplessità sulla cronologia degli eventi viene espressa da Giuseppe Marzulli, ex direttore dell'ospedale di Alzano Lombardo, riaperto a poche ore di distanza dalla scoperta di alcuni casi di pazienti positivi, uno degli episodi al centro dell'indagine per epidemia colposa e falso della Procura di Bergamo.  

“Per chi come me ha dovuto gestire le fasi iniziali della pandemia  commenta - fa poca differenza che le indicazioni sbagliate venissero dal Ministero o dall'Oms. Certo colpisce che il 22 gennaio il Ministero non abbia recepito quanto scritto il giorno prima dall'Oms. Forse può essere determinato da un ritardo nella traduzione”.