Mittal e l'arte della fuga. Barbara Lezzi: "Non voterò mai lo scudo penale"

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Barbara Lezzi viene accusata di aver fatto scappare i franco-indiani di Mittal da Taranto con un emendamento presentato sull’immunità penale. Lei, ex ministro M5S del Sud, è prima firmataria di quell’emendamento, di cui si dice “orgogliosa”, ma non ci sta a questa narrazione: “Cercano una scusa per andarsene, loro fanno sempre così” dice in un’intervista alla Verità in cui assicura che non esiste disciplina di partito su questo tema. “Non voterò nessuno scudo, neanche se me lo chiedesse Conte”. 

Secondo Lezzi, Mittal “non se ne può andare” da Taranto, abbandonando l’ex Ilva. “Il contratto non prevede nessuno scudo” spiega, “l’articolo del contratto prevede il diritto di recesso di Mittal se una nuova norma rendesse impossibile portare avanti il piano ambientale”. Ma così non è, dice l’esponente M5S, “non c’è nessuna norma che renda impossibile questo lavoro”. Ed esiste “l’articolo 51 del codice di procedura penale che tutela chiunque stia ottemperando a un obbligo che derivi da un’autorità o da una norma giuridica”. 

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Detto in altre parole, da contratto Mittal ha tutti gli strumenti per terminare le bonifiche e il piano ambientale, tutelato già ora dalla legge italiana. Il resto, dice Lezzi, sono “propaganda e balle”. È il “pretesto” per lasciare Taranto, perché “il vero tema è una perdita economica che impedisce a Mittal di portare avanti il piano ambientale”, è “il piano industriale che non tiene”. E per questo la multinazionale sta disattendendo gli impegni presi con i ministri Carlo Calenda e Luigi Di Maio, “purtroppo è il loro modus operandi” dice Lezzi. “Hanno abbandonato altri Paesi europei, ad esempio il Belgio. E in Africa? Loro fanno così. È la loro policy”.

Lezzi ribadisce che il suo voto sullo scudo penale non ci sarà “mai”, neanche su richiesta di Giuseppe Conte -...

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