Moby Prince 30 anni dopo, una inchiesta segue la pista mafiosa

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Milano, 9 apr. (askanews) – A trenta anni dalla tragedia della Moby Prince potrebbe aprirsi una nuova pista per spiegare quanto accaduto nel porto di Livorno nella notte del 10 aprile del 1991 dove 140 persone morirono nel più grave incidente della marina civile italiana. Una pista che se confermata avrebbe del clamoroso: una vendetta della mafia contro lo Stato, un anno prima della strage di Capaci. E’ questa l’ipotesi contenuta in un libro appena pubblicato da Mondadori, “Una strana nebbia” di Federico Zatti. Trovando un filo sottile che lega la Sicilia dei Corleone alla Ravenna del Gruppo Ferruzzi, passando dalle cave di marmo di Carrara e dalle rotte marittime del petrolio, il giornalista ricostruisce una storia inedita che apre nuovi interrogativi. Ma partiamo dal titolo del libro.

“L’ho intitolato ‘Una strana nebbia’ perché di nebbia si parlò fin dall’inizio. Era una delle basi su cui si è costruita la verità e il racconto di questo strano incidente.

Strana nebbia. Perché strana? Perche dopo 28 anni di racconto in questo senso la commissione d’inchiesta parlamentare che si è conclusa pochi anni fa ha distrutto queste verità processuali dicendo che non si puo più parlare di nebbia”, ha spiegato.

Se all’origine dell’incidente non è più stata la fitta nebbia, insieme a una responsabilità ricaduta troppo presto su un comandante del traghetto esperto e scrupoloso, cosa successe veramente quella notte?

“Quello che ho fatto in questo libro è di aver cambiato il punto di vista. Se finora l’attenzione è rimasta concentrata sul traghetto e sulle 140 vittime io ho fatto l’operazione inversa. Ho iniziato a guardare la petroliera, quell’inerme, gigantesca petroliera che stava ferma in mezzo al mare. E ho iniziato a premi delle domande”.

Da dove veniva la petroliera? E cosa trasportava? Nelle carte ufficiali Zatti ha individuato delle incongruenze sul tragitto e sul contenuto della petroliera.

“Ecco che da queste domande io sono partito per ipotizzare una storia diversa. Ovvero quello di una vendetta mafiosa contro lo Stato per la gestione del petrolio.

Allora la Moby Prince va contro la petroliera deliberatamente perché è stata dirottata. Questa è l’ipotesi che sostengo nel libro”, ha sottolineato.

A supporto di questa ipotesi nel libro si cita un altro episodio avvenuto quasi contemporaneamente in un altro porto italiano. “Ecco, una coincidenza clamorosa che è stata poco messa in relazione con l’incidente di Livorno, 12 ore dopo a 80 miglia di distanza, fuori dal porto di Genova c’è un’altra petroliera, la Heaven che prende fuoco. Secondo me le due circostanze, due petroliere che prendono fuoco nei due principali porti italiani, sono da mettere in relazione”.

L’inchiesta è una pista del tutto nuova, originale che naturalmente dovrà appoggiarsi su delle prove concrete. “Io la ipotizzo mettendo insieme degli elementi di congruenza e che rispondono a tutte le domande aperte sul caso Moby Prince. Dopodiché saranno altri a trovare le prove definitive di questa ipotesi”, ha concluso Zatti.