Moby Prince, Mattarella: "Inderogabile impegno a fare luce"

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(Adnkronos) – "Ricorrono trent’anni dall’. Centoquaranta persone, passeggeri ed equipaggio, persero la vita in seguito alla collisione con una petroliera e all’incendio che ne scaturì. Il primo pensiero è rivolto alle vittime, alle tante vite improvvisamente spezzate di adulti e di giovani, e al dolore straziante dei loro familiari, che si protrae nel tempo e ai quali rinnovo la vicinanza e la solidarietà della Repubblica". Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una sua dichiarazione.

"È stato – sottolinea il capo dello Stato – il disastro più grave nella storia della nostra navigazione civile. Il popolo italiano non può dimenticare. Come non dimentica la città di Livorno, che vide divampare il rogo a poche miglia dal porto e assistette sgomenta alla convulsa organizzazione dei soccorsi e al loro drammatico ritardo. Sulle responsabilità dell’incidente e sulle circostanze che l’hanno determinato è inderogabile ogni impegno diretto a far intera luce. L’impegno che negli anni ha distinto le associazioni dei familiari rappresenta un valore civico e concorre a perseguire un bene comune".

"Il disastro del traghetto Moby Prince è monito permanente per le autorità pubbliche e gli operatori, chiamati a vigilare sulla navigazione e a garantirne la sicurezza. Rispettare gli standard stabiliti, sforzarsi di elevarli, assicurarne una corretta applicazione sono responsabilità indeclinabili, che sole possono consentire l’esercizio di un pieno diritto da parte dei cittadini e portare così beneficio all’intera società", conclude Mattarella.

"A 30 anni dal disastro della #MobyPrince è inaccettabile che la verità non sia ancora venuta a galla. Sono vicina ai familiari delle 140 vittime che non hanno mai smesso di combattere per avere giustizia. #10aprile". Lo scrive su Twitter la presidente del Senato Elisabetta Casellati.

"Nel trentesimo anniversario del disastro del traghetto Moby Prince il primo pensiero va alle 140 vittime, ai loro familiari e a quanti, da allora, si sono impegnati senza sosta per ottenere verità e giustizia. Della sera del 10 aprile 1991 nella rada del porto di Livorno resta un doloroso ricordo, accompagnato dal rammarico e dall'amarezza per non aver fatto pianamente luce su quanto accaduto. E l'auspicio è che i procedimenti giudiziari possano giungere ad accertare ogni responsabilità". Lo dichiara il presidente della Camera, Roberto Fico.

"Il Parlamento in questi anni è intervenuto – per quanto nelle sue competenze – anche con una commissione parlamentare d'inchiesta, e in questa legislatura sono state presentate diverse proposte di legge per istituirne una nuova. Il tutto a riprova di un'esigenza sentita dalle istituzioni: quella di far chiarezza su una vicenda dolorosa per la nostra comunità", prosegue la terza carica dello Stato.

"L'aspettativa di verità non appartiene solo alle famiglie delle vittime di questa come di tante altre pagine oscure della nostra storia; in essa si rispecchia la coscienza civile del Paese, l'esigenza di uno Stato autenticamente democratico di non rassegnarsi alle reticenze ed alle ambiguità che hanno tentato di ostacolare il difficile impegno di investigatori e di magistrati. Uno Stato senza verità, incapace di difendere le ragioni della giustizia", conclude Fico, "è come un albero senza la sua linfa vitale, privato della sua stessa ragione d'essere".