Mogadiscio, una settimana dopo l'ennesima strage

Lo scorso fine settimana, a Mogadiscio, capitale della Somalia, una serata in un hotel si è trasformata in uno spargimento di sangue, dopo che un gruppo estremista ha ucciso 21 persone nel corso di un assedio durato ben 35 ore.

I clienti dell'hotel Hayat avevano appena terminato le loro preghiere e si accingevano alla cena: c'erano famiglie, uomini d'affari, impiegati del governo.

Gli hotel sono rifugi in Somalia, ma anche obiettivi: il gruppo estremista di al-Shabab, affiliato ad al-Qaida, per anni ha condotto complessi attacchi, iniziando con esplosioni per poi resistere per ore mentre una manciata di combattenti fa fuoco contro le forze di sicurezza.

Si è trattato del più lungo attacco di questo tipo nella storia della Somalia.

In piedi tra le macerie del suo hotel ancora segnato dal sangue, il proprietario, Abdulkadir Mohamud Nur, ha raccontato la sua impotenza nell'essere a pochi passi dall'hotel quando è iniziato l'attacco.

Un suicida si era fatto esplodere a un cancello laterale e uomini armati sparavano contro le forze di sicurezza: i somali, inorriditi, hanno poi dovuto assistere all'assassinio delle 21 persone, alcune di esse finanche smembrate.

I loro resti sono stati finanche pubblicati da al-Shabab in video di propaganda.